A CHRISTMAS SPECIAL

L’albero di Natale: sempreverde, come la famiglia

Poche attività sono più “familiari” dell’allestimento dell’albero di Natale. Per molte famiglie è una tradizione, con un giorno preciso in cui va fatto e decorazioni che magari sono già passate da una generazione all’altra. Anche paesi e città intere hanno ormai l’usanza di allestire un albero di Natale cittadino nella piazza principale, e la sua accensione è diventata per molti un’occasione di festa.

Forse perché un tempo l’Europa era ricoperta di foreste, qua l’albero ha sempre avuto questa connessione con la vita e i momenti di festa. Come la vita, che si rinnova in continuazione, così anche l’albero fa fiori e frutti, poi si spoglia in inverno per tornare di nuovo a gemmare in primavera. Ma l’albero ci connette anche con il divino, con i suoi rami che svettano verso il cielo; ed è stato anche un alleato prezioso, perché con quei stessi rami ci ha dato la possibilità del fuoco e della luce, e quindi della civiltà.

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A CHRISTMAS SPECIAL

Lo sport come una tela lucente       

Giuseppe e Maria credevano che nessuno li avesse visti quando si sistemarono nella grotta dove nacque Gesù, ma secondo una leggenda un testimone c’era. Di chi stiamo parlando? Un piccolo ragno, che ciondolava da un filo all’entrata della caverna. Sapeva che tanti altri animali avevano fatto un dono a Gesù e voleva fare altrettanto, così il piccolo animaletto, all’apparenza insignificante e per noi anche un po’ ripugnante, decise di contribuire facendo la sola cosa che gli si addiceva: tessere la sua tela di fronte all’entrata della caverna.

Un dono semplice ma significativo. La brina bianca ricoprì i fili, nascondendo l’entrata della grotta, e quando un drappello di soldati di Erode arrivò su quel sentiero, notando la ragnatela intatta davanti all’ingresso della caverna, passarono oltre: di certo il bambino non poteva trovarsi lì dentro

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A CHRISTMAS SPECIAL

A Natale siamo tutti più buoni.

Buon Santo Natale a tutti gli animatori, perché sono loro a condire gli oratori, i grest e i centri nei quali portano il loro servizio con lo spirito giovane che li caratterizza. E soprattutto durante il Natale, quando sembra tutto spento, ognuno indaffarato negli impegni della vita quotidiana, l’animatore con il suo gruppo sa farsi portatore di un modo di vivere il Natale non solo cristiano, ma gioioso.

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A CHRISTMAS SPECIAL

Una scena per coinvolgere, una comunità per raccontare

Tradizionale o moderno, di legno o di plastica, piccolo come una tazzina da caffè o grande quanto una città: di tipi di presepe ce ne sono centomila, ma la festa è sempre una sola.

Quella del presepe è una tradizione antica, che rievoca e racconta la Natività attraverso le immagini, o più precisamente attraverso una messa in scena. Una messa in scena che una volta lo era realmente, nel senso che erano persone vere, in carne e ossa, a recitare la Natività di fronte ad altri, rendendola così accessibile e coinvolgente per la comunità in una maniera molto particolare. Una messa in scena che adesso avviene più spesso attraverso statuette poste nell’intimità della casa, e in pubblico più raramente.

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A CHRISTMAS SPECIAL

REGALATI…

Alla fin fine è una questione di accento. Perché puoi leggerlo come REGÀLATI o REGALÀTI.

REGALÀTI. L’identità del catechista. Perché alla fine è tutto un dono.

È un dono il tempo che il catechista regala. Un tempo multiplo perché c’è l’incontro con i ragazzi e l’incontro con gli altri catechisti, la formazione parrocchiale e quella diocesana, oltre a tutto il tempo per preparare gli incontri!

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A CHRISTMAS SPECIAL

Una bella canzone nata da un guizzo di creatività

“Astro del Ciel, pargol divin,
Mite agnello, Redentor,
Tu che i Vati da lungi sognâr,
Tu che angeliche voci annunziâr,
Luce dona alle menti,
Pace infondi nei cuor”.

Chi non conosce questo famoso incipit? È il celebre canto di natale “Stille Nacht, più noto come “Astro del Ciel”, che lo scorso Natale ha celebrato in Austria, il suo luogo natio, ben 200 anni!

Il manoscritto del testo originale è custodito a Salisburgo, precisamente al Salzburg Museum; la versione italiana, oggi popolare anche a livello internazionale, non è una traduzione del brano tedesco, bensì un testo originale accompagnato dalla medesima melodia. L’autore è il sacerdote bergamasco Angelo Meli (1901-1970) e la pubblicazione risale al 1937.

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AMBIENTE EDUCANTE

Predisporre l’ambiente aiuta a sviluppare la pazienza

Come può l’ambiente educare il bambino ad avere pazienza? Operazione di certo non facile, soprattutto in una società come quella di oggi in cui il tutto e subito sembra diventare la regola.

In una classe di circa 25 bambini, spesso capita che non ci siano altrettanti esemplari di oggetti che però servono alla formazione di ciascuno.

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UNA SQUADRA IMPEGNATA!

La solidarietà dell’associazionismo sportivo

Il 20 dicembre è la Giornata Internazionale della Solidarietà. Istituita dall’ONU nel 2005, è nata per “celebrare la nostra unità nella diversità” e “sensibilizzare le persone sull’importanza della solidarietà”.

Anche se molti dei punti evidenziati dall’ONU riguardano la politica e l’economia, il tema non è assente dal campo dello sport. Pensiamo per esempio all’Associazione Nazionale Italiana Cantanti, che da anni organizza le Partite del Cuore per sostenere progetti di solidarietà “impegnando” l’immagine degli artisti e sportivi che vi partecipano. Impegnare nel senso di dare in pegno, a garanzia di un debito (e si sa che in pegno non si danno le sciocchezze ma beni preziosi); si dà in pegno la celebrità per garantire che i fondi raccolti andranno davvero a sostenere chi ne ha bisogno. Ma impegnare anche nel senso di essersi presi un impegno, di essersi vincolati a qualcosa con un legame più profondo, che poggia su dei valori. E chiaramente, impegnare nel senso di dedicarsi anima e corpo (letteralmente!) a raggiungere un obiettivo.

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BENVENUTO “AUTOGRAPHY”!

Firenze non vieta ma offre un’ opportunità

Secondo i dati dell’Ispra sono quasi ottantamila i beni culturali italiani a rischio frana o alluvione, al primo posto quelli di Firenze e Roma. Ma purtroppo le catastrofi naturali non sono l’unico pericolo che incombe sulle bellezze della nostra Italia: quello dei frequenti atti vandalici è un problema altrettanto invasivo, e tentare di elencare i più dissacratori che si sono verificati negli ultimi anni sarebbe certamente superfluo e riduttivo; in ogni caso è indubbio l’ignoranza e l’ingratitudine la fanno da padrone.

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DONI DA FIABA #4

Come e perché si narra una storia

Usare la voce “alta” per comunicare e comunicarsi, e creare così relazione: questo è il terzo dono del “momento fiaba”. In quel momento non condividiamo solo un tempo e uno spazio, ma anche noi stessi; e per ogni parola che diciamo, si tesse pian piano un filo tra noi, e su quel filo danziamo la danza, e anche il gioco, della relazione.

Il gioco? Be’, in fondo quando si racconta una fiaba si gioca, no? Si recitano le parti, si fanno le voci dei personaggi, si mima e si esagera quel che accade… È così in fondo che funziona la fantasia, che gioca sui se e sui ma, e anche se il bambino in età da fiaba vuole sentirsi grande, la sua modalità è ancora quella del gioco e della fantasia, degli incantesimi e dei draghi. È il modo stesso in cui la fiaba gioca con la realtà a renderla così attraente a quell’età.

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