DOVE DAR VOCE ALL’ATTENZIONE PER GLI ALTRI?

A Torino con il baule e la veste della carità

L’iniziativa…

Torino. Parrocchia di Sant’Alfonso, non troppo lontano dal centro della città: entrando in Chiesa ci si imbatte in un baule aperto ai piedi dell’altare. Un articolo del 16 dicembre su L’Avvenire spiega nel dettaglio le ragioni di questa iniziativa:

«Un vecchio baule aperto sotto l’altare da qualche domenica aspetta il suo tesoro, la sua ricchezza da custodire… Non raccoglie né cibo, né vestiti, né soldi, solo piccoli quadrati di stoffa accompagnati da un biglietto. […] Perché ogni pezzo di stoffa che vi viene deposto corrisponde ad un gesto, ad un’azione compiuta per il bene di un’altra persona. Quell’invito ad amare i poveri “con i fatti” scelto come slogan per la Giornata mondiale dei poveri lo scorso 19 novembre, diventa con il simbolo del baule, invito e impegno concreto di una intera comunità a mettersi in gioco.

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L’ESTERO NON SCAPPA!

Qualche indicazione per la ricerca del lavoro in Italia

Una volta terminati gli studi i giovani sono accomunati da un problema che oggi è uno dei punti dolenti della nostra Italia: la ricerca del lavoro.

Probabilmente uno studente che ha il diploma di un istituto tecnico quando dovrà inviare il curriculum sarà più facilitato di uno che invece ha appena terminato il liceo; allo stesso modo un laureato in ingegneria riceverà una proposta più facilmente e più rapidamente di chi ha una laurea umanistica.

Comunque sia è inutile negare che essere giovani italiani in cerca di un impiego non è assolutamente facile.

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UNA PANCHINA D’ATTESA

Perché anche da seduti si entra in gioco!

Era il 1992 quando un antropologo francese, per descrivere un particolare tipo di spazi, li chiamò “nonluoghi”. Una parola che non era mai esistita fino a quell’attimo, ma che divenne una chiave di lettura e comprensione di un luogo tutto moderno.

Quell’antropologo era Marc Augé, e i nonluoghi di allora sono quelli che conosciamo ancora adesso: gli aeroporti e i centri commerciali, ma anche i campi profughi e le sale d’attesa, fino all’ascensore di casa nostra. Spazi costruiti con uno scopo ben preciso, di passaggio o attesa o svago, ma in cui passano milioni di persone senza mai entrare in relazione tra loro. Ci transitiamo, ma non li abitiamo, e forse anche per questo generano tanta frustrazione.

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DONI DA FIABA #5

Come e perché si narra una storia

Sperimentare la leggerezza del gioco: questo è il quarto dono del “momento fiaba”. Come nel gioco, infatti, anche nelle storie ci sono gli imprevisti; eppure, è distaccandocene e provando a vedere oltre che quegli imprevisti si trasformano in occasioni.

I conflitti e gli ostacoli fanno parte anche delle relazioni, quella tra genitore e figlio compresa. E come nelle storie, anche in una relazione il conflitto può diventare un’occasione di cambiamento, non solo delle persone ma anche del legame tra loro due. Non è l’assenza di conflitti a indicare quanto è sana la relazione, infatti, ma è come le persone coinvolte decidono di inquadrare e affrontare quel conflitto a renderlo costruttivo oppure no.

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IL SALTO

L’autore è…

LYNDA GRATTON è docente di Gestione d’Impresa alla London Business School, dove tiene anche quello che è considerato uno dei migliori corsi sulle risorse umane. Vincitrice di numerosi premi e titoli per il suo lavoro, per oltre sette anni ha diretto il Future of Work Consortium e ha scritto molti libri sull’impatto delle trasformazioni mondiali sulle imprese e sul mondo del lavoro.

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UN ANNO DA ANIMATORI! #5

Cosa fanno gli animatori a gennaio?

Prima di tutto, se lo chiedono. Come gruppo e singolarmente, prima di tutto come cristiani, sono tante le domande che ci si pone all’inizio di un nuovo anno. Un 2018 che prende vita dalle esperienze maturate nei dodici mesi trascorsi, e dai progetti che attendono una nuova linfa, e dà vita a tutto ciò che la comunità vivrà nelle prossime quattro stagioni. Gennaio è il tempo delle speranze più vive, dei buoni propositi, della presa di impegni e di posizione; probabilmente, anche il mese in cui si perde qualche cattiva abitudine e si pensa al cambiamento. È per questo che gennaio può sembrare tutto raggiungibile in quattro e quattr’otto, anche partendo da un paio di appunti scritti rapidamente sul retro di un volantino. Ma attenzione, perchè gennaio è anche il mese dei cosiddetti “Giorni della merla”: il 29, il 30 e il 31. Per tradizione, sarebbero i giorni più freddi e bui dell’anno. Altro che Blue Monday e Black Friday.

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