DONI DA FIABA #6

Come e perché si narra una16 storia

Esercitare la creatività per ridare vitalità: questo è il quinto dono del “momento fiaba”. Non accettare il dato di fatto, saper guardare da un’altra prospettiva… spesso è proprio questo salto mentale a salvare la situazione e rovesciare in positivo le sorti del protagonista.

In fondo, noi stessi siamo una creazione in corso d’opera perché cambiamo ogni giorno; a volte di poco, altre tantissimo, ma sempre siamo diversi da chi eravamo ieri. Ed è il sentiero tracciato da questi miliardi di cambiamenti a costituire la nostra unicità.

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NON DI SOLE PAROLE

Una ragazza musulmana caccia i pregiudizi col fumetto

Storie di persone che professano svariate religioni e culture, discriminazione, diritti dell’infanzia e diritti umani: tutto questo e molto altro racconta Takoua Ben Mohamed, ragazza di ventisei anni originaria del Sud della Tunisia.

Ma Takoua è la prova che raccontare non sempre è sinonimo di narrare a parole o per iscritto, non sempre vuol dire necessariamente usare le parole: infatti i suoi sono racconti a fumetti, per raccontarsi e raccontare usa il disegno.

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UN GENERE LETTERARIO FUORI DAL COMUNE

Il fumetto che incuriosisce ed educa

Disegno letterario. Il fumetto come strumento educativo: così è intitolato il contributo su rivista datato 2006 e firmato Cinzia Giorgio, sceneggiatrice e docente all’Università degli Studi di Roma Tre. La prima parte propone un interessante excursus storico sulle origini del fumetto, iniziando dagli antichi Egizi, passando per il Medioevo, attraversando il Settecento, fino ad approdare alla fine dell’Ottocento, dove s’incontrano due personaggi che ne sono considerati i precursori veri e propri: lo svizzero Rodolphe Töpffer e il tedesco Wilhelm Busch.

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TRA CATECHESI E ORATORIO

Alla (ri)scoperta della pedagogia di Don Bosco

Ogni tanto si ripropone l’importanza del rapporto tra catechesi e oratorio, e quindi fra catechesi e animazione. Al di là di facili battute, che potremmo riassumere in “la catechesi dovrebbe essere più animata e l’animazione dovrebbe essere più catechizzante”, il problema richiede sicuramente più riflessione.

In effetti, guardando il panorama in generale, spesso potremmo dire che il catechismo delle nostre parrocchie tende ad aggiungere un incontro in più, per esempio quando abbiamo un evento fondamentale nella vita di un ragazzo come il centro estivo, come il Grest, oppure in parallelo alla catechesi c’è l’attività di oratorio, quasi a creare dei nuovi appuntamenti, in cui però l’oratorio è percepito come più libero e la catechesi come “obbligatoria”.

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UN GIOCO DA… EDUCATORI!

L’antico ginnasio come luogo di cittadinanza

Quando adesso sentiamo la parola “ginnasio”, c’immaginiamo l’aula di un liceo classico, con lettere greche e parole latine scritte sulla lavagna. Ma un tempo, se parlavi di ginnasio, le persone si vedevano un cortile di terra battuta e, al posto di banchi e sedie, portici, panche e il cielo azzurro.

Allora era la Grecia antica, e dentro (come pure attorno) al ginnasio gravitava l’educazione dei giovani Greci. Lì ci si allenava per le gare sotto la supervisione dei maestri d’atletica, ma venivano anche insegnate la musica e la grammatica. E dato che lì si trovavano i giovani, anche i filosofi e gli artisti finivano per frequentare i portici del ginnasio, così che tra un esercizio e l’altro si poteva sentire dalle stanze adiacenti una conferenza, una lezione o persino uno spettacolo.

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UN ANNO DA ANIMATORI! #6

Animatori, tornate in oratorio!

Non solo perché l’estate si avvicina, non perché Pasqua si avvicina, non perché inizia a fare un po’ meno freddo, non perché c’è carnevale e in cortile ci sono i coriandoli da spazzare. Anche.

E poi, se è il gioco il primo mestiere dell’animatore, allora è il carnevale ad essere l’apoteosi della sua attività. Il carnevale è un termine latino «carnem-levarem», e coincide proprio con la Quaresima cristiana, in cui è preferibile non mangiare carne, in preparazione della Pasqua.

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