Lo sport come una tela lucente       

Giuseppe e Maria credevano che nessuno li avesse visti quando si sistemarono nella grotta dove nacque Gesù, ma secondo una leggenda un testimone c’era. Di chi stiamo parlando? Un piccolo ragno, che ciondolava da un filo all’entrata della caverna. Sapeva che tanti altri animali avevano fatto un dono a Gesù e voleva fare altrettanto, così il piccolo animaletto, all’apparenza insignificante e per noi anche un po’ ripugnante, decise di contribuire facendo la sola cosa che gli si addiceva: tessere la sua tela di fronte all’entrata della caverna.

Un dono semplice ma significativo. La brina bianca ricoprì i fili, nascondendo l’entrata della grotta, e quando un drappello di soldati di Erode arrivò su quel sentiero, notando la ragnatela intatta davanti all’ingresso della caverna, passarono oltre: di certo il bambino non poteva trovarsi lì dentro

I nastri scintillanti che ancora oggi ornano i nostri Alberi di Natale rappresentano i fili della ragnatela che salvò la vita a Gesù.

Come i fili stanno attorno all’albero, molte figure stanno accanto ai ragazzi e alla famiglia nel quotidiano: tra queste c’è quella dell’allenatore. Perché assimilare questa figura a un ragno? Certo, può sembrare un’associazione po’ bizzarra, ma a pensarci bene i nessi non mancano.

Prima di tutto bisogna stabilire una differenza importante: se i fili argentati si “svuotano” dal loro legame con la tela del ragno che protegge Gesù, diventano semplici accessori, che hanno la sola funzione di decorare, abbellire. Ma l’allenatore non sta lì per abbellire: è un educatore, oltre che un tecnico; non un accessorio, ma una figura fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei nostri ragazzi.

L’allenatore in qualità di tecnico insegna la dinamica del gesto e dell’azione di una disciplina, ma ha un altro compito fondamentale: studia e programma le tabelle di preparazione e predispone strategie e tattiche. Dunque deve possedere grandi competenze organizzative e tecniche. A pensarci, il ragno che tesse la sua tela si trova in una situazione simile: occorre una certa abilità “tecnica” e organizzativa e probabilmente anche una certa “prestanza” fisica per riuscire a creare gli incroci complessi da cui scaturisce la forma della tela, mai banale. Certamente il risultato sarebbe modesto se non intervenisse la sua capacità creativa, che è anche uno degli ingredienti che alimentano il lavoro del coach. Attraverso le tecniche motorie e la gestualità atletica, l’allenatore riesce a rappresentare l’idea che si tramuta in azione; attraverso le tecniche di tessitura, il ragno dà vita ad una “costruzione”. Quindi entrambi sono un mix di tecnica e creatività.

Proviamo ad assimilare il ruolo dello sport a quello della tela: se questa salva Gesù dai soldati, l’attività sportiva e gli educatori preposti ad essa da che cosa salvano i nostri ragazzi?

Innanzitutto dalle abitudini malsane: sia che si tratti della sedentarietà o dell’inerzia sia, nei casi più gravi, di cattive frequentazioni che spesso portano a stili di vita dannosi. In alcuni casi lo sport è un mezzo per instaurare delle relazioni e conoscere nuove persone, quindi a volte può salvare dalla solitudine e in altri casi dalla perdita di fiducia in se stessi. Infatti può diventare un aiuto per conoscere meglio se stessi, scoprendo nuove attitudini e potenzialità che prima non si conoscevano, che potrebbero tornare utili anche nella vita quotidiana, ad esempio la propensione al gioco di squadra.

Se i fili d’argento stanno attorno all’albero, come può lo sport fare lo stesso con la famiglia? È innegabile che lo sport sia un supporto per le famiglie, prima di tutto di tipo educativo, perché anche attraverso lo sport si impara a rapportarsi con i membri di una piccola comunità, a gestire le situazioni di difficoltà; insomma, a vivere.

Inoltre, stare in un ambiente diverso da quello della scuola è di grande aiuto; diciamolo, ogni contesto educativo ha un ruolo fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi, ma è normale che ognuno di essi abbia le proprie peculiarità e sia preposto ad uno specifico obiettivo: ecco perché lo sport tocca aspetti dell’educazione che non spettano alla scuola, o che essa lambisce soltanto, ad esempio la gestione del proprio corpo o il lavoro di squadra attraverso l’attività fisica.

Il supporto che offre è anche di tipo puramente gestionale, che non è affatto banale: facendo sport i ragazzi occupano parte delle giornate in modo costruttivo e sano, “salvando” le famiglie dal “non so a chi lasciare mio figlio prima di uscire dal lavoro”. In questo modo i genitori sono anche liberi dalla preoccupazione di sapere i propri figli in chissà quale parte della città o in compagnia di chi. Sanno invece che sono sotto la guida e la protezione dell’allenatore e della sua ordinata, lucente rete.

Autore: Federica Crovella

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