Una scena per coinvolgere, una comunità per raccontare

Tradizionale o moderno, di legno o di plastica, piccolo come una tazzina da caffè o grande quanto una città: di tipi di presepe ce ne sono centomila, ma la festa è sempre una sola.

Quella del presepe è una tradizione antica, che rievoca e racconta la Natività attraverso le immagini, o più precisamente attraverso una messa in scena. Una messa in scena che una volta lo era realmente, nel senso che erano persone vere, in carne e ossa, a recitare la Natività di fronte ad altri, rendendola così accessibile e coinvolgente per la comunità in una maniera molto particolare. Una messa in scena che adesso avviene più spesso attraverso statuette poste nell’intimità della casa, e in pubblico più raramente.

Eppure, anche se ci siamo spostati all’interno delle mura domestiche, il senso e il legame con la comunità rimane. Se pure molti dei presepi più piccoli raffigurano solo la Sacra Famiglia, in tanti altri attorno alla grotta si assembla ancora un villaggio, ricordo di tutti coloro che furono toccati dalla bella notizia e che cominciarono poi a diffonderla ovunque.

Nel Vangelo di Luca, sono i pastori, gli unici a essere svegli quella notte, a incarnare questa comunità. Mentre sono fuori, a guardia del gregge, un angelo annuncia loro la nascita del Salvatore e questi non esitano a mettersi in cammino per andare a vedere con i loro occhi, né esitano poi ad andare a raccontare a tutti ciò che hanno visto. Testimoni, quindi, che a loro volta diventano un po’ come l’angelo annunciatore, perché non si limitano a osservare ma sentono il bisogno fortissimo di rendere tutti partecipi della nascita di Gesù.

E così sono tutti coloro che operano nella comunità, e che volendo fare comunità non si accontentano di osservare, ma vanno in giro, comunicano, connettono: costruiscono legami, perché la comunità è fatta sì di singole persone e singoli eventi, ma è solo quando tra questi s’instaurano relazioni che nasce anche la comunità.

Allora possiamo prenderci questo tempo come un invito, un invito a riflettere su quali passi stiamo facendo noi per la comunità, e in quale direzione; se quando qualcuno ci viene a dire “guarda che bella cosa stiamo facendo”, facciamo un applauso e poi stiamo fermi oppure andiamo con lui a vedere e poi lo raccontiamo agli altri, per diffondere così un’altra bella notizia. Un invito, se vogliamo, a riflettere su dove siamo noi nel presepe: vicino alla grotta, pronto a osservare e diffondere? O lontano, indifferente, o magari anche in attesa, ma in attesa che siano gli altri a venire da me? Siamo chini sul pozzo o sull’incudine, le spalle alla grotta, tutti presi dal mestiere quotidiano? O il nostro sguardo è invece rivolto là, dove sta succedendo qualcosa di bello, e forse magari non so neanche di che cosa si tratta ma sono pronto a riceverla, e a raccontarla?

Autore: Bianca Bressy

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