Una bella canzone nata da un guizzo di creatività

“Astro del Ciel, pargol divin,
Mite agnello, Redentor,
Tu che i Vati da lungi sognâr,
Tu che angeliche voci annunziâr,
Luce dona alle menti,
Pace infondi nei cuor”.

Chi non conosce questo famoso incipit? È il celebre canto di natale “Stille Nacht, più noto come “Astro del Ciel”, che lo scorso Natale ha celebrato in Austria, il suo luogo natio, ben 200 anni!

Il manoscritto del testo originale è custodito a Salisburgo, precisamente al Salzburg Museum; la versione italiana, oggi popolare anche a livello internazionale, non è una traduzione del brano tedesco, bensì un testo originale accompagnato dalla medesima melodia. L’autore è il sacerdote bergamasco Angelo Meli (1901-1970) e la pubblicazione risale al 1937.

Il brano è stato tradotto in più di 300 lingue e ogni anno viene eseguito da circa due miliardi e mezzo di persone. Ma non basta! Nel 2012 l’Unesco ha inserito la canzone nella lista del patrimonio culturale intangibile dell’umanità.

Molto probabilmente quando il brano è stato composto correva l’anno 1816 e l’Europa era quella della Restaurazione. L’impero di Napoleone era già tramontato e da lì a poco sarebbero iniziati i moti rivoluzionari. Era periodo di tensioni che si accompagnavano a nuovi ideali di libertà, ma gli strascichi che la guerra aveva lasciato erano considerevoli. È verosimile che in un’atmosfera di questo tipo Padre Mohr abbia sentito il bisogno di comporre un inno alla Pace: quale occasione migliore della venuta di Gesù?

Se è indiscussa la notorietà della melodia e del messaggio che porta, forse non tutti conoscono la sua storia.

La prima esecuzione del brano è avvenuta proprio nella notte del 24 dicembre 1818, in occasione della Messa di Natale nella chiesa di San Nicola di Oberndorf, Salisburgo.

Si racconta che il sacerdote della Chiesa, Joseph Mohr, abbia scritto una poesia – si dice addirittura la mattina della vigilia di Natale, ma più probabilmente qualche anno prima, nel 1816, e che la portò a Franz Xaver Gruber, insegnante di musica e organista, chiedendogli di scrivere una melodia che potesse accompagnarla. Eppure Gruber, pur essendo organista, la eseguì invece alla chitarra. Perché tanta fretta di scrivere un brano per la celebrazione della Messa? E perché mai un organista rinunciò al al proprio strumento e scelse invece la chitarra?

La Vigilia di Natale, a tarda notte, il parroco della Chiesa scoprì che l’organo era guasto: i topi avevano rosicchiato il mantice! Il musicista, privato dell’organo, cominciò a pizzicare le corde della chitarra e poi ci aggiunse il canto: la melodia che ne uscì era dolce, penetrante, perfettamente in linea con l’atmosfera natalizia che si respirava nelle strade della città. Padre Mohr ne fu entusiasta e decise che la partitura sarebbe stata suonata alla Messa di mezzanotte, nella chiesa gremita di fedeli, nonostante lo scherzetto giocato dai piccoli roditori. Certo, è una leggenda, ma niente riesce a intaccare la magia che ancora oggi sprigiona una delle più celebri canzoni di Natale.

Riflessioni coi ragazzi

Che cosa può trasmettere questa leggenda? Soprattutto ai più piccoli, ma anche ai più grandi, la storia di Astro del Ciel può infondere un messaggio importante: non sottovalutare mai l’importanza della creatività! Sviluppare questa dote aiuta ad “uscire fuori dagli schemi” potremmo dire, e quindi talvolta spinge a trovare delle buone soluzioni a situazioni critiche.

La leggenda insegna anche a non fermarsi davanti alle difficoltà, non arrendersi, ma al contrario cercare sempre il modo di risolvere qualsiasi situazione, anche la più difficile. Il caso dei roditori che mangiucchiano la parte interna dell’organo mettendo in evidente difficoltà i due è quello che oggi chiameremmo imprevisto: ecco che la storia insegna anche cosa vuol dire gestire una situazione di emergenza.

Soprattutto quando si è in fase di crescita bisogna sviluppare l’inventiva: spingersi ad esplorare territori sconosciuti, intraprendere e sfidare percorsi scoscesi e tortuosi per arrivare alle soluzioni, ricorrere a soluzioni non scontate. Che cosa avrebbero fatto il maestro e il musicista se non avessero ascoltato la voce della creatività? Probabilmente non sarebbero riusciti a suonare durante la messa di Natale, fermati dall’assenza dell’organo. Oppure avrebbero cercato di procurarsi un altro organo, ma probabilmente senza riuscirci.

Bisogna imparare a non tenersi mai aperta una sola via per raggiungere i propri obiettivi o per risolvere i problemi: a volte le idee che possono sembrare azzardate o impensabili da realizzare possono rivelarsi le migliori! Quindi insegnate ai bambini che non sempre le vie giuste sono quelle lineari.

Voler avere eccessivo controllo sulle cose e sulle situazioni certamente non fa bene alla creatività: l’insegnante può intervenire riconoscendolo nei ragazzi, facendo domande aperte che spingano ad andare oltre le credenze radicate.

Anche l’insicurezza mette le briglie allo sviluppo dell’inventiva: bisogna aiutare i ragazzi a considerare ed accettare fallimento, ma a non farsi fermare; lo stesso vale per l’incertezza della riuscita in un progetto, perché il rischio fa parte della vita di tutti i giorni.

Per diventare persone creative bisogna anche imparare a gestire in modo equilibrato l’eccesso di pressione e di adrenalina.

L’isolamento e l’omogeneità poi non aiutano affatto: è importante imparare ad esporsi e comunicare senza paura le proprie idee, anche se diverse da quelle degli altri. Al contrario, spesso il confronto tra caratteri non simili e idee lontane tra loro possono dar vita a qualcosa di molto positivo!

Gli schemi di pensiero ricorrenti e automatici accanto ai pregiudizi sono un altro ostacolo, forse il più grande: a volte dovete aiutare i ragazzi a mettere da parte quello che credono di sapere con assoluta certezza.

Infine, il pessimismo è un altro nemico della creatività: riformulare i pensieri in chiave positiva aiuta a cambiare l’approccio verso le cose e le situazioni e a vedere in modo più nitido non una ma molteplici soluzioni i problemi.

Autore: Federica Crovella

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