Uno spunto per arricchire il patrimonio lessicale

Una carenza che spesso lamentano gli insegnanti di latino e greco, a parte la difficoltà nel tradurre comune alla maggior parte degli studenti, è lo scarso dominio lessicale di molti ragazzi… non quello delle cosiddette lingue morte, ma del loro italiano! Infatti, molto spesso capita che traducendo dal latino o dal greco in italiano usino parole della loro lingua di cui in quel dato contesto fanno un uso sbagliato. Perché? Semplicemente, non ne conoscono il significato: ecco che allora, durante le prove di traduzione, accanto al dizionario di greco servirebbe tenere quello di italiano.

Secondo un calcolo approssimativo della Treccani, il patrimonio lessicale italiano comprende tra le 215.000 e le 270.000 unità lessicali. Un’eredità linguistica enorme, che però, secondo uno dei più autorevoli linguisti italiani, usiamo soltanto in minima parte. Tullio De Mauro invita a immaginare la lingua come una torta, di cui consumiamo soltanto una fetta: infatti il 98% dei nostri discorsi attinge al vocabolario di base, che conta circa 6.500 parole e comprende già in sé il lessico che potremmo definire “frequentissimo”.

La mente tende a ricordare le parole se contestualizzate all’interno di un ambito riconoscibile dallo studente: allora un primo modo per riuscire a memorizzare le parole nuove è provare a dare un volto a ciò che esse stanno descrivendo. L’allievo deve poter legare il lessico ad una realtà sensibile, conosciuta e contestualizzata. La reiterazione è certamente utile per fissare nella memoria il lessico nuovo; ma a volte non basta e serve solo parzialmente per arricchire il proprio patrimonio linguistico. Quindi un primo punto fermo è una maggior riflessione sulla semantica.

Proponiamo agli insegnanti un’attività ideata dalla Zanichelli, che può fare da modello per facilitare la comprensione, l’acquisizione e l’uso di lessico che esula da quello che abbiamo definito “frequentissimo”.

In questo modo si spera che i ragazzi comincino a consumare fette di torta sempre più grandi; questa sicuramente non fa male alla salute.

Autore: Federica Crovella

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