#Metodologia.LoSpiazzo

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La comunicazione, online e IRL (in real life): un tema scottante, e non solo perché è il tema del nostro sussidio estivo Che bella notizia!

Con la comunicazione, noi entriamo in relazione con gli altri; non importa se questo accade nel virtuale o nel reale, è sempre un relazione, e proprio per questo essa ha effetto su chi in quella relazione vive. E anche se oggi la comunicazione viene associata sempre più spesso al mondo dei social, non possiamo dimenticare che essa è innanzitutto, prima di tutto, umana.

Per questo ci fa piacere condividere con voi un’iniziativa che proprio dalla Rete è nata per cambiare stile di comunicazione, anche nella vita: Parole Ostili.

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DONI DA FIABA #9

Come e perché si racconta una storia

Vedere che i tuoi genitori cercano la connessione con te ogni giorno: questo è l’ottavo dono del “momento fiaba”.

Il bambino imparerà crescendo a gestire le emozioni più difficili, ma all’inizio si sentirà spesso preda dell’impotenza, dello scoraggiamento e della paura. E dato che non saprà cosa farsene, sarà tentato di ritirarsi in se stesso oppure di scaricarle su chi gli sta intorno, genitori compresi. È in quel momento che vedere i suoi genitori contenere quelle emozioni, saperle accogliere senza esserne turbati, lo rassicurerà più di mille parole.

Soprattutto, ed è questo l’ultimo dono, lo rassicurerà vedere che, non importa quanti capricci, non importa quanti litigi e lacrime e casini siano successi durante la giornata, i suoi genitori chiuderanno sempre il giorno con un bacio.

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Cosa succederebbe se gli insegnanti cominciassero ad accedere ai profili Facebook dei propri studenti?

La risposta più immediata potrebbe essere: metterebbero al bando la comunicazione in rete dopo aver letto, sentito, visto con quali linguaggi si esprime oggi la maggioranza dei ragazzi.

Appunto… abbiamo detto: ‘la più immediata’. E la meno immediata? Potrebbero anche scegliere, per esempio, di digitare semplicemente su Google Parole Ostili.

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DONI DA FIABA #8

Come e perché si racconta una storia

Imparare a vivere con e oltre la paura: questo è il settimo dono del “momento fiaba”. Forse un dono scomodo, ma senza di esso non potremmo diventare consapevoli che sì, il male esiste, ma noi abbiamo gli strumenti e gli alleati per combatterlo.

Purtroppo, rendersene conto da bambini è difficile. Lo psicologo Lawrence Cohen la chiama “torre dell’impotenza”: la sensazione, di fronte alle capacità degli adulti, di non poter far fronte alla vita con la stessa abilità, di farcela con le proprie forze. Noi adulti lo sappiamo che i piccolinon possono ancora farcela da soli, ma loro no; e di fronte a questa loro impotenza si chiudono alla vita, si tirano indietro oppure reagiscono con rabbia e frustrazione.

Il punto, dice Cohen, è che da quella torre i bambini da soli non ci usciranno mai. L’unica chiave per farli uscire è in mano ai genitori.

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IL GIARDINO DELLA PREGHIERA

Vi proponiamo una piccola metodologia per aiutare i bambini e ragazzi a entrare nel mondo della preghiera del Rosari, utile anche per animare gli ultimi incontri dell’ultimo periodo tra aprile e maggio. Ma per capire bene la proposta, vogliamo prima fare qualche riflessione.

Che cos’è la preghiera del Rosario?

Per quanto una preghiera di grande devozione mariana, il rosario non mette al centro Maria, bensì il Vangelo. È una preghiera per riflettere, meditare, contemplare quei momenti della vita di Gesù che vengono definiti Misteri, non perché non si capisca che cosa siano, ma perché sono qualcosa di così grande da risultare semplicemente incomprensibile a livello razionale: Dio si è fatto uomo così tanto da accettare la morte per poterla vincere e quindi con la risurrezione darci un’altra vita.

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DONI DA FIABA #7

Come e perché si racconta una storia

Accogliere la nostra unicità: questo è il sesto dono del “momento fiaba”. Un’unicità che porta in sé anche la responsabilità, perché se nel nostro essere umani siamo comunque tutti unici, allora solo noi possiamo scrivere la nostra storia.

Solo noi, ma non nel senso di farlo da soli! Nelle fiabe il protagonista inizia sì da solo, e poi lungo la strada incontra i cosiddetti aiutanti magici: persone e creature che a lui sembrano dotate di poteri straordinari e che gli fanno un dono per aiutarlo nella sua strada.

Ma cosa fare quando quella storia si blocca? Cosa fare, quando sulla via troviamo un mostro che sembra così tanto più grande di noi?

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FESTE DI COMUNITÀ

Quando si parla di feste e di comunità, nasce una di quelle classiche dicotomie tra catechesi e animazione che suggeriscono proprio una specie di frattura tra le due, spesso dovuta in realtà a una non chiara comprensione dei due termini.

Certo che finché penseremo alla catechesi come a una didattica, anziché a un incontro che fa eco a un altro incontro, e all’animazione come puro intrattenimento senza nessun messaggio, non riusciremo a cavarne molto. E le feste, proprio perché nell’immaginario collettivo sono di accompagnamento, tipiche dell’animazione, di solito vedono una scomparsa dei catechisti, mentre questi richiamano la precettazione degli animatori solo quando si tratta della festa di fine anno catechistico e così via. Inoltre, la catechesi spesso considera la festa legata alla celebrazione eucaristica, che pure avendo un atteggiamento festivo nel senso più bello del termine, poco viene vista come festa dai ragazzi e dai bambini.

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DONI DA FIABA #6

Come e perché si narra una16 storia

Esercitare la creatività per ridare vitalità: questo è il quinto dono del “momento fiaba”. Non accettare il dato di fatto, saper guardare da un’altra prospettiva… spesso è proprio questo salto mentale a salvare la situazione e rovesciare in positivo le sorti del protagonista.

In fondo, noi stessi siamo una creazione in corso d’opera perché cambiamo ogni giorno; a volte di poco, altre tantissimo, ma sempre siamo diversi da chi eravamo ieri. Ed è il sentiero tracciato da questi miliardi di cambiamenti a costituire la nostra unicità.

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UN GIOCO DA… EDUCATORI!

L’antico ginnasio come luogo di cittadinanza

Quando adesso sentiamo la parola “ginnasio”, c’immaginiamo l’aula di un liceo classico, con lettere greche e parole latine scritte sulla lavagna. Ma un tempo, se parlavi di ginnasio, le persone si vedevano un cortile di terra battuta e, al posto di banchi e sedie, portici, panche e il cielo azzurro.

Allora era la Grecia antica, e dentro (come pure attorno) al ginnasio gravitava l’educazione dei giovani Greci. Lì ci si allenava per le gare sotto la supervisione dei maestri d’atletica, ma venivano anche insegnate la musica e la grammatica. E dato che lì si trovavano i giovani, anche i filosofi e gli artisti finivano per frequentare i portici del ginnasio, così che tra un esercizio e l’altro si poteva sentire dalle stanze adiacenti una conferenza, una lezione o persino uno spettacolo.

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TRA CATECHESI E ORATORIO

Alla (ri)scoperta della pedagogia di Don Bosco

Ogni tanto si ripropone l’importanza del rapporto tra catechesi e oratorio, e quindi fra catechesi e animazione. Al di là di facili battute, che potremmo riassumere in “la catechesi dovrebbe essere più animata e l’animazione dovrebbe essere più catechizzante”, il problema richiede sicuramente più riflessione.

In effetti, guardando il panorama in generale, spesso potremmo dire che il catechismo delle nostre parrocchie tende ad aggiungere un incontro in più, per esempio quando abbiamo un evento fondamentale nella vita di un ragazzo come il centro estivo, come il Grest, oppure in parallelo alla catechesi c’è l’attività di oratorio, quasi a creare dei nuovi appuntamenti, in cui però l’oratorio è percepito come più libero e la catechesi come “obbligatoria”.

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