Le Arti per rappresentare il Decalogo

Che cosa succede se rileggiamo i dieci comandamenti unitamente ad un’analisi dei mondi artistici più comuni? Comandamenti e pittura, scultura, letteratura, musica… e via dicendo…

Questo incontro di “mondi” (uno spirituale e l’altro emozionale) può far nascere riflessioni significative, oppure attività pratiche, entrambe con un forte valore educativo. E certamente possono lasciare una traccia indelebile negli adolescenti di oggi: un insegnamento da portare nel loro futuro.

Inoltre, questa unione di “anime” non solo educa, ma crea anche relazione: infatti, si condividono valori e momenti, sia in orizzontale (tra adolescenti), sia in verticale (tra ragazzi e catechisti).

Divideremo questo “esperimento culturale ed educativo” in tre articoli sequenziali: ora i primi 4 comandamenti e i successivi negli articoli delle prossime due settimane.

IL PRIMO e LA NARRATIVA

“Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio all’infuori di me”: il primo comandamento esorta ad amare unicamente Cristo, di considerarlo l’Unico Bene di cui abbiamo realmente bisogno.

Proponiamo di far riflettere i ragazzi su che cosa possa rientrare nella categoria di quell’altro Dio.

Nella quotidianità, rischiamo di innalzare a divinità tante cose, soprattutto oggetti materiali, attribuendo ad essi eccessiva importanza, proprio come Mazzarò nella novella del Verga.

L’uomo dedica tutta la vita all’accumulo di ricchezze materiali, che si possono anche leggere come potere e affermazione di sé. La “roba” diventa una fissazione per il protagonista, tanto ossessionato dall’avidità che, invecchiato, uccide il bestiame per portarlo con sé nell’aldilà.

Proponiamo due spunti per far capire quale sia il giusto valore da dare a cose e situazioni: proporre a ciascun ragazzo di liberarsi di un oggetto, che abbia un’utilità pratica, per imparare a non dare troppa attenzione alla materialità. Un secondo gesto simbolico che possono fare (sia i ragazzi che i catechisti) è quello di spegnere il cellulare (o altro dispositivo elettronico che hanno in tasca), riponendo per tutta l’ora di catechismo ogni apparecchio su un tavolino a parte: il senso è quello di sottolineare il giusto valore della circostanza per viverla pienamente, senza distrazioni. Ma è anche più banalmente un gesto per ricordarci che possiamo tranquillamente stare senza alcune cose, almeno per il tempo in cui ne facciamo altre molto più importanti (quanti studenti non sanno spegnere il cellulare in classe… quanti adulti non sanno disattivare il cellulare personale mentre lavorano o fanno riunioni… quanti genitori non sanno spegnere la TV mentre la famiglia è radunata a tavola per cena… quante volte squillano i cellulari anche durante una messa…). Sono esempi di persone più grandi di loro, certo, ma i ragazzi possono già capire che certe sane abitudini si imparano fin da piccoli e comunque le possono proporre a loro volta in famiglia.

IL SECONDO e LA PITTURA

Di solito, il secondo comandamento fa pensare subito al divieto di bestemmiare Dio. Ma si può nominare Dio invano anche in tanti altri modi: quando se ne parla con leggerezza, o per tornaconto personale; quando lo si accusa di ciò che ci è successo, o quando si giura il falso; quando si spergiura o quando lo si denigra; quando lo si insulta, anche se “solo” per insultare chi crede in Lui; quando lo si riduce ad un intercalare, o quando lo si nega per principio…

Nel suo quadro Cristo e l’adultera, il Tintoretto immortala l’episodio in cui i farisei usano la Legge per incriminare Gesù. Anziché uomini saggi, emblema di virtù, alcuni di loro sono zelanti solo in superficie; la parola di Dio viene applicata solo quando fa loro comodo, con intenzioni tutt’altro che pure. Anche questo è nominare Dio invano: quando diciamo di seguire l’esempio di Gesù senza che alle parole seguano i fatti.

Ogni settimana, tramite la lettura domenicale, ci viene offerto uno spunto per “fare” il giusto nella vita di tutti i giorni. Con i ragazzi possiamo riflettere su una lettura biblica e poi elaborare un gesto concreto, o un episodio in cui applicare l’insegnamento principale, dopo magari aver anche provato a rappresentarlo sotto forma di dipinto, disegno, illustrazione, fumetto…

Il tutto per fare proprie quelle parole e quelle immagini. E per far sì che diano frutto: allora sì che credere e testimoniare Dio non è assolutamente invano…

IL TERZO e LA POESIA

Passando al terzo comandamento, chiediamoci: che cosa significa oggi “santificare”? Quando diamo un significato, quando dedichiamo tempo, spazio e tutto il nostro essere ad un momento, allora esso acquista pienezza e valore e diventa “sacro” come una domenica in cui lodare Dio.

Certo, una volta c’erano meno distrazioni a occuparci la giornata. Il frenetico ritmo odierno non invita ai momenti di riflessione e, anzi, spinge a riempire ogni pausa con altre attività, per paura di “perdere tempo” o di non averne a sufficienza per far tutto.

Ma è nei giorni di riposo, come suggerisce Govoni nella poesia Le cose che fanno la domenica, che abbiamo la possibilità di contemplare; di dare spazio a ciò che per noi è davvero importante; ritrovare il senso di ciò che facciamo nel resto della settimana.

Possiamo provare anche noi a scrivere una poesia che parli delle cose che fanno bella la nostra domenica, il nostro giorno di festa: dettagli, esperienze, attività che danno significato, incontri, gesti che ci avvicinano a Dio, che fanno della domenica davvero un giorno sacro al Signore. La volta successiva queste poesie possono essere condivise tra tutti e/o appese su un grande cartellone intitolato “LA POESIA IN FESTA!”.

IL QUARTO e LA SCULTURA

Se vogliamo parlare del quarto comandamento ad adolescenti, dobbiamo ricordarci che a quest’età essi hanno bisogno di “staccarsi” (in senso sano) dai genitori, per cominciare a costruirsi una propria identità. Spesso è un distacco combattuto, punteggiato da litigi e discussioni; si tratta di ridefinire i legami familiari, per aprire uno spazio di equilibrata indipendenza.

Onorare i genitori significa portarseli con sé in questa crescita: non abbandonarli, bensì accompagnarli al nostro nuovo “io”.

Pensiamo all’episodio della fuga di Enea da Troia: la città era in fiamme, gli Achei imperversavano per le vie. Enea doveva fuggire, e in fretta! Doveva proteggere già suo figlio Ascanio, eppure non dimenticò Anchise, l’anziano padre: se lo caricò addirittura sulle spalle, così come lo raffigurò il Bernini in questo gruppo scultoreo. Enea era consapevole che sarebbe stato rallentato e che non avrebbe potuto difendersi, se lo avessero attaccato; ma lo fece comunque, perché voleva portarlo con sé, nel suo viaggio verso il “nuovo mondo”. Era il viaggio di Enea, ma Enea scelse di compierlo assieme a suo padre.

Con i ragazzi, proviamo a chiederci, magari raccogliendo le idee su un cartellone: come possiamo portare i nostri genitori con noi, nelle nostre vite? Come possiamo condividere con loro le nostre scelte, i sogni, le tante attività? Noi ragazzi siamo il futuro: come possiamo accompagnarli in questo tempo nuovo che stiamo costruendo con le nostre mani?

Appuntamento alla prossima settimana, con altri 3 comandamenti!

Bianca Bressy e Federica Crovella

Autore: Bianca Bressy

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