Vi proponiamo una piccola metodologia per aiutare i bambini e ragazzi a entrare nel mondo della preghiera del Rosari, utile anche per animare gli ultimi incontri dell’ultimo periodo tra aprile e maggio. Ma per capire bene la proposta, vogliamo prima fare qualche riflessione.

Che cos’è la preghiera del Rosario?

Per quanto una preghiera di grande devozione mariana, il rosario non mette al centro Maria, bensì il Vangelo. È una preghiera per riflettere, meditare, contemplare quei momenti della vita di Gesù che vengono definiti Misteri, non perché non si capisca che cosa siano, ma perché sono qualcosa di così grande da risultare semplicemente incomprensibile a livello razionale: Dio si è fatto uomo così tanto da accettare la morte per poterla vincere e quindi con la risurrezione darci un’altra vita.

Per questo Maria, che ha portato dentro di sé la bella notizia, che ha accompagnato Gesù, ha ascoltato le sue parole ed è stata testimone della sua croce e della sua risurrezione, è la persona più adatta per accompagnarci in questo percorso.

Perché ripetere l’Ave Maria?

Il ripetere una preghiera, una frase chiave, aiuta la meditazione e la riflessione. Oggi va di moda ripetere il mantra, ma in realtà anche la Chiesa nei tempi antichi conosceva questo tipo di preghiera: l’esicasmo, cioè il ripetere un qualche cosa per staccarsi dal mondo intorno per poter riflettere su qualche cosa di importante.

Ecco perché, prima di iniziare le preghiere del rosario, noi diciamo che cosa contempliamo in quel mistero: ci s’introduce al passo biblico e poi si macina dentro di sé, si continua a riflettere.

Siccome nasce come preghiera dei poveri, da fare in qualunque momento della giornata e spesso quando non si ha con sé una Bibbia, il rosario propone appunto non tanto di leggere e rileggere il testo fino ad arrivare alla meditatio e alla contemplatio, quanto di ricordarsi e fare memoria di un momento e provare a far rinascere dentro di sé sensazioni, emozioni, collegamenti.

Da questa base parte l’idea di fondo di un approccio soft al rosario.

È una sperimentazione che chiameremo “Il giardino della preghiera”, che abbiamo proposto anche nella nostra proposta estiva “Che bella notizia”.

Una rosa è una rosa…

Quest’anno il percorso biblico del sussidio sono dieci degli incontri di Gesù, per conoscere il Suo stile nella comunicazione. Per ogni incontro, è stata scelta una parola chiave che è diventata il nome della rosa di quella tappa, cui seguivano tre Ave Marie, ognuna preceduta da un’intenzione di preghiera che collega quella parola al nostro vissuto normale. E mentre si prega, ogni preghiera ricompone il nome del personaggio biblico di cui si vuole parlare. Nel caso per esempio di Zaccheo, la parola chiave è stata accoglienza: ecco allora che s’introdurrà la preghiera con una rosa dell’accoglienza e poi, mentre si diranno le tre Ave Marie, si ricomporrà con una scritta la parola “Zaccheo”, ogni volta introducendo l’Ave Maria con l’intenzione di preghiera.

In questo modo, con i bambini e i ragazzi abbiamo spiegato perché si chiama rosa, così da fare un collegamento con il rosario, dopodiché abbiamo trasformato il brano di Vangelo in preghiera di vita di tutti i giorni e abbiamo ricomposto in maniera visiva davanti a loro il nome della rosa. Ovviamente, in caso di una preghiera di gruppo, si può leggere prima il brano di Vangelo su cui si vuole fare meditazione e dire due parole di significato.

Questo metodo permette di andare oltre i venti Misteri proposti dal rosario classico, ovvero i Misteri Gaudiosi, Dolorosi, Luminosi e Gloriosi, così da scegliere anche brani di Vangelo più adatti al momento che vivono i ragazzi (pensate a un gruppo di ragazzi che si prepara alla Cresima, cui si potrebbe leggere il brano della Pentecoste) oppure un momento di vita stessa dei ragazzi (se uno ha fatto qualcosa di sbagliato, leggere il Vangelo del rinnegamento di Pietro alla luce del fatto che poi Pietro tornerà).

È questa la chiave per spiegare che il rosario è una preghiera moderna e giovane: scegliere quei brani di Vangelo che c’entrano con la loro vita, collegando sempre di più la Parola di Dio alle scelte quotidiane. In questo modo, e tra l’altro in maniera graduale (tre Ave Maria non sono cinquanta), riusciamo a dare un buon approccio all’idea del pregare il rosario, quanto mai utile nel momento in cui i ragazzi, crescendo, incontreranno la formula completa e piena.

Ricordatevi però di “perdere tempo” ad avere la cura della rosa, che può essere di carta e una figura incollata oppure una rosa vera da mettere in un vaso; di ricomporre bene il nome del personaggio biblico; di fare bene il collegamento tra Parola di Dio e vita, perché è molto importante che i ragazzi abbiano un bel ricordo di questo momento. Così sarà più facile proseguire nella gradualità e quindi nell’impegno maggiore nella preghiera.

Gigi Cotichella

Autore: Lo Spiazzo

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