40 giorni e 40 ore: l’Infinito a doppio tempo

Prima la Quaresima: 40 giorni nel deserto, tra solitudine e “incontri tentatori”. Gesù ha vissuto un tempo terreno che, da occhi umani, potrebbe essere definito come tempo “infinito”, nel senso di lunghissimo, difficilissimo, contrastato.

Poi la Risurrezione: un altro tempo d’amore, che si proietta verso un diverso senso della parola “infinito”. Ad occhi terreni, umani, risulta che la morte di Gesù si sia trasformata in risurrezione in meno di 40 ore. Cioè un tempo-lampo per una “vita nuova per sempre”.

Il popolare detto “lungo come la quaresima” è sintomatico. È l’esatta condizione che Gesù ha vissuto. È l’esatta via che ci ha insegnato a percorrere, con le stesse difficoltà, prima della meritata “vita nuova”.

Che bello poter parlare di questi due tempi così diversi e così intimi anche al catechismo, oppure in un altro contesto di formazione comunitaria! Specie in un’epoca in cui la tecnologia corre, il traffico corre, le persone corrono, i soldi corrono, le amicizie corrono, gli amori corrono… in una sola frase: il tempo corre.

Correre è la nuova condizione non solo dei nativi digitali, ma anche dei loro genitori e, purtroppo, anche dei loro nonni. Sono almeno tre generazioni, tutte impegnate a correre. Tra lavoro, famiglia, impegni, sport, svaghi, obblighi, scelte: comunque si fa sempre tutto di corsa!

In realtà, com’è ovvio, non è il tempo che ha accelerato: esso corre sempre allo stesso passo. Siamo noi che vogliamo (o siamo costretti a) fare molto di più e a farlo molto più velocemente. E non sempre ottimizziamo né le scelte, né le loro realizzazioni.

Sì, diciamolo ai nostri bambini e ragazzi in parrocchia (catechismo, oratorio, gruppo…): la morte la si può sconfiggere davvero con “poco tempo”. Una confessione fatta bene ci ridona vita nuova in pochi minuti; fare pace con un amico ci ridona vita nuova in pochi secondi; dimostrare il nostro amore ai genitori ci ridona vita nuova in pochi minuti al giorno…

Più complesso, più delicato e più lungo è invece il tempo che dobbiamo dedicare al nostro cuore (e alla nostra mente) per arrivare alla giusta predisposizione d’animo che poi permette quei gesti “più veloci”. Arrivare al cuore puro, arrivare al senso di condivisione e di perdono, arrivare alla condizione di pace vera con se stessi sono tutti moti che richiedono un allenamento più a lungo termine. La Quaresima, diciamolo ai nostri bambini e ragazzi, è lunga, perché ci vuole molto più tempo a capire di volere il bene che a farlo. Ci vuole molto più tempo a decidere di stare sempre dalla parte del bene, che a mettercisi veramente.

Siamo esseri umani: purtroppo non vediamo e non capiamo l’Amore con gli occhi di Dio. Dobbiamo riconoscerlo con gli occhi terreni, umani. E dunque dobbiamo accettare che la nostra conversione richieda un sacrificio più prolungato. Ma non è tempo sprecato: è solo un tempo “lungo” di “pulizia”, di “riassetto”, di “regolazione”, di “messa alla prova”. In previsione di una “vita nuova” fatta di gioia e pace raggiungibili molto immediatamente.

Una stretta di mano è l’ultimo veloce gesto di una lenta rielaborazione del nostro vivere quella relazione. Un abbraccio è l’ultimo veloce segno di una lenta autoconsapevolezza della riconoscenza che ci mettiamo in esso. Un gesto di solidarietà è un veloce momento gioioso, se prima abbiamo avuto la costanza di pregare e di riflettere per migliorare e perfezionare il nostro senso di carità.

Quaranta giorni nel deserto, prima. E solo dopo sono bastate meno di 40 ore in un sepolcro. Tutto per un Eterno che era già Amore! Figuriamoci noi, bambini e ragazzi, di quanto abbiamo bisogno, prima di poterci chiamare degni Figli di quell’Amore!

Insegniamo ai nostri bambini e ragazzi, che in questo decennio (di questo secolo, di questo millennio), mentre tutto il mondo corre indistintamente e confusamente, noi siamo talmente fortunati da poter avere 40 giorni per crescere e migliorarci interiormente. Prima di poter scegliere come mettere in pratica, alla velocità del mondo, tutto l’Amore che avremo accolto nel cuore.

Autore: Roberto Boggio

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