Un circolo che nasce dalla cooperazione

Avreste mai pensato che si potesse offrire un aperitivo e in cambio chiedere in dono un libro? E addirittura che i libri raccolti potessero diventare la biblioteca di un circolo torinese? È successo in via Bari 22, dove dal mese di maggio è nato il B-locale, grazie al prezioso contributo di scrittori e artisti.

L’intervento di vari enti porta alla condizione ottimale per aprire questo locale alquanto singolare. Quando le mura che oggi sono il B-locale rischiano di ospitare una sala slot, l’associazione Torinoir, che racconta i cambiamenti della città attraverso il romanzo giallo-noir, si oppone; il gruppo di giovani ideatori partecipa al bando indetto da Arci e Banca Etica, il progetto viene accolto con entusiasmo dal comitato di Torino e scelto tra i dieci migliori in Italia.

Perché questo investimento?

Per prima cosa favorisce la diffusione della cultura, ma non è finita qui! La struttura è al piano terra di un condominio in cui vivono molte famiglie con bambini, che vengono coinvolte attivamente grazie a eventi pensati per loro.

Il B-locale ospita anche la sede legale di Torinoir, che organizza varie iniziative, ad esempio (e non a caso) presentazioni di libri. Tanto per fare qualche nome, Marco Dibenedetto ha presentato qui il suo ultimo romanzo, Affresco familiare, in collaborazione con la libreria “Città del sole”.

Dunque, tante finalità, tante persone, ma soprattutto tanti valori che una sola iniziativa cerca di salvaguardare: questo spinge a riflettere su come sia possibile, partendo con poco, arrivare a creare una realtà che può dare così tanto ad una comunità!

Il B-locale è un luogo che certamente favorisce l’incontro e la relazione: qui le persone che già si conoscono possono trovarsi e stare insieme, ma è anche una buona opportunità per fare nuove conoscenze, condividere la scelta di un buon libro, oppure confrontarsi su un certo tema trattato da un altro e così via.

L’iniziativa dà vita ad una sorprendente cooperazione tra più parti per difendere e arricchire il patrimonio culturale che dev’essere accessibile a tutta la comunità. La collaborazione che si instaura non è soltanto tra vari enti, cosa non così scontata, ma anche tra enti e cittadini, che offrono un contributo alla comunità. In questo modo, le persone hanno un’occasione per uscire dalla propria individualità, e se vogliamo dall’egoismo in cui purtroppo oggi rischia di cadere anche una piccola realtà comunitaria. È un esempio di come si possa porre fine al “chi fa da sé fa per tre” o alla logica che prescrive di “curare il proprio orticello”.

In questo caso, facendo solo ed esclusivamente “da sé”, e ancor meno pensando esclusivamente al proprio tornaconto, non sarebbe stato possibile concretizzare una realtà di questo tipo.

Ma il B-locale non pensa solo alla relazione all’insegna della cultura, ma rivolge talvolta anche uno sguardo alle famiglie con bambini, a cui basta scendere qualche rampa di scale per trovare nel proprio condominio delle iniziative pensate per loro.

Pensiamo anche a quello che questa iniziativa ha evitato: l’ennesima sala slot a Torino. In qualche modo, chi ha preso parte a questo progetto ha detto no al gioco d’azzardo, una piaga che negli ultimi tempi sta espandendo i suoi “tentacoli” all’interno delle città e rischia di fare del male a troppe persone, fino a diventare addirittura una patologia. Così, oggi in via Bari c’è un circolo che  non pensa al guadagno a discapito della salute delle persone, ma si prende cura di loro.

Ma allora, perché non provare a replicare questa iniziativa? Certamente c’è bisogno delle condizioni giuste per poterlo fare: sono essenziali il luogo, dei fondi, qualcuno che proponga l’idea e gli enti che la sostengano. Forse però, prima di tutto questo, serve essere più solidali e collaborativi tra noi.

Autore: Federica Crovella

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