Gesù, il contatto con se stessi e con l’altro

Giovanni afferma che Gesù “conosceva quello che era nell’uomo”. Cristo non è venuto soltanto per rivelare all’umanità chi è Dio, ma è venuto anche a dirci chi è l’uomo. Chi siamo veramente lo sapeva e lo sa solo lui, perché egli è stato pienamente uomo. Gesù, oltre a manifestarci il volto del vero Dio (“Chi ha visto me, ha visto il Padre” – Gv 14,9), fa lo stesso con il volto del vero uomo: “Ecco l’uomo!” (Gv 19,5).

Gesù e la samaritana: ecco un esempio per conoscere e accogliere l’altro. Nell’episodio si legge:

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» [ ] «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”.

Perché lo facciamo?

In questa attività, la maschera non deve nascondere, ma far uscire; aiutare i ragazzi a prendere contatto con il proprio io ed esprimerlo appieno, o focalizzarsi su una caratteristica positiva che si vorrebbe migliorare.

Oltre a sapere chi siamo, è importante il contatto con l’altro: vogliamo aiutare ad eliminare i pregiudizi e a far capire che la varietà non è un male, ma qualcosa da accogliere e apprezzare, stimolare la condivisione e dare un obiettivo comune a persone diverse.

Che cosa si fa?

Materiali

Carta, stoffe inutilizzate, ago e filo, forbici, colla, ecc…

Svolgimento

  1. Organizzare un incontro preliminare (15-20 giorni prima), in cui i ragazzi riflettono su quale caratteristica/valore vogliono esprimere con la propria maschera e perché.
  2. La preparazione delle maschere avviene negli incontri successivi, in cui collaborano catechisti, oratori e, se possibile, anche alcuni genitori. I materiali verranno forniti dalla parrocchia ed eventualmente dai singoli ragazzi, se hanno a casa materiali di riciclo che possono essere utili.
  3. La festa sarà fatta di tre momenti: il primo (mattinata) vede i ragazzi suddivisi in gruppi, in base alle caratteristiche che i ragazzi hanno scelto; si cercherà di associare qualità il più possibile diverse tra loro e creare raggruppamenti variegati. A ciascun gruppo verranno associati per la prima attività uno o più catechisti, uno o più animatori e i genitori che eventualmente diano la disponibilità. Affiancheranno i ragazzi nella   preparazione di una torta, che dovrà cercare di rispecchiare la caratteristica del gruppo (ad esempio, se i ragazzi sono accomunati dalla positività e dall’allegria, la torta sarà molto colorata).
  4. In un secondo momento (pomeriggio), tanti giochi e l’immancabile sfilata delle maschere nel quartiere.
  5. Terzo e ultimo memento: la cena tutti insieme, cui si contribuisce portando qualcosa, ma rigorosamente non dolci! Perché? Semplice: le torte realizzate nella mattinata saranno il dessert da condividere!

Riflessioni

  1. La conoscenza di sé è importante così come quella dell’altro. Il Signore può aiutarci a capire chi siamo e perché ci conosce. Davanti a Lui non c’è “il diverso”, che al giorno d’oggi coincide con “meno”, “brutto” e “male”. Davanti a Dio deve esistere semplicemente “l’altro”, da cui si può imparare e con cui si può avere uno scambio positivo.

Consigli per lo svolgimento

  1. Per la maschera, si può ricorrere ad esempio a elementi naturali, animali, oggetti o altro (coraggio: leone; leggerezza: farfalla; positività: sole…). Bisogna cercare di variare il più possibile e non ripetersi, perché ciascuno ha una propria autenticità e soprattutto per prendere contatto con “l’altro”.
  2. Catechisti e animatori dovranno incontrarsi prima per organizzare le attività, che devono essere all’insegna della condivisione, della relazione, non solo tra ragazzi con personalità affini, ma anche tra caratteri diversi da far incontrare fra loro. Per esempio, chi sente di poter rappresentare il coraggio, dovrà saper cooperare anche con chi non possiede in modo spiccato questa caratteristica, ma cerca di svilupparla e così via…
  3. Animatori, catechisti e genitori devono organizzare in anticipo la preparazione delle torte: quante? Con quali ingredienti? C’è disponibilità di forni per la cottura? Eventualmente alcune famiglie possono collaborare concretamente, mettendo a disposizione il forno di casa, materiali o ingredienti per cucinare.

Autore: Federica Crovella

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