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INVICTUS

Un film…

Sudafrica: Nelson Mandela è appena diventato presidente, in uno Stato ancora diviso dall’odio tra i bianchi e i neri. È in questa situazione che s’inserisce la vicenda della nazionale di rugby degli Springboks, composta interamente da giocatori bianchi afrikaner e per questo detestata dai neri: con la fine dell’apartheid viene riammessa nelle competizioni mondiali dopo quasi un decennio di esclusione, e ritornerà in gioco con la Coppa del Mondo del 1995, che si terrà proprio in Sudafrica.

Eppure è proprio in questa squadra, e in una sua vittoria, che Mandela vede la possibilità di fare un primo passo verso un nuovo spirito nazionale nel paese…

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TONYA

Un film…

Nato come mockumentary, il film gioca sin dall’inizio con lo spettatore nel raccontare la storia vera di Tonya Harding, talentuosa pattinatrice statunitense degli anni 90, nata in una famiglia proletaria della provincia e cresciuta da una madre che inculca in lei l’ossessione per la vittoria e i soldi che ne seguiranno. La sua carriera subirà però un brusco arresto quando, nel 1994, la sua rivale Nancy Kerrigan verrà colpita alla gamba da uno sconosciuto; le indagini porteranno alla luce il coinvolgimento della Hardings e di suo marito nell’attacco.

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UN GIOCO DA… EDUCATORI!

L’antico ginnasio come luogo di cittadinanza

Quando adesso sentiamo la parola “ginnasio”, c’immaginiamo l’aula di un liceo classico, con lettere greche e parole latine scritte sulla lavagna. Ma un tempo, se parlavi di ginnasio, le persone si vedevano un cortile di terra battuta e, al posto di banchi e sedie, portici, panche e il cielo azzurro.

Allora era la Grecia antica, e dentro (come pure attorno) al ginnasio gravitava l’educazione dei giovani Greci. Lì ci si allenava per le gare sotto la supervisione dei maestri d’atletica, ma venivano anche insegnate la musica e la grammatica. E dato che lì si trovavano i giovani, anche i filosofi e gli artisti finivano per frequentare i portici del ginnasio, così che tra un esercizio e l’altro si poteva sentire dalle stanze adiacenti una conferenza, una lezione o persino uno spettacolo.

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UNA PANCHINA D’ATTESA

Perché anche da seduti si entra in gioco!

Era il 1992 quando un antropologo francese, per descrivere un particolare tipo di spazi, li chiamò “nonluoghi”. Una parola che non era mai esistita fino a quell’attimo, ma che divenne una chiave di lettura e comprensione di un luogo tutto moderno.

Quell’antropologo era Marc Augé, e i nonluoghi di allora sono quelli che conosciamo ancora adesso: gli aeroporti e i centri commerciali, ma anche i campi profughi e le sale d’attesa, fino all’ascensore di casa nostra. Spazi costruiti con uno scopo ben preciso, di passaggio o attesa o svago, ma in cui passano milioni di persone senza mai entrare in relazione tra loro. Ci transitiamo, ma non li abitiamo, e forse anche per questo generano tanta frustrazione.

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A CHRISTMAS SPECIAL

Lo sport come una tela lucente       

Giuseppe e Maria credevano che nessuno li avesse visti quando si sistemarono nella grotta dove nacque Gesù, ma secondo una leggenda un testimone c’era. Di chi stiamo parlando? Un piccolo ragno, che ciondolava da un filo all’entrata della caverna. Sapeva che tanti altri animali avevano fatto un dono a Gesù e voleva fare altrettanto, così il piccolo animaletto, all’apparenza insignificante e per noi anche un po’ ripugnante, decise di contribuire facendo la sola cosa che gli si addiceva: tessere la sua tela di fronte all’entrata della caverna.

Un dono semplice ma significativo. La brina bianca ricoprì i fili, nascondendo l’entrata della grotta, e quando un drappello di soldati di Erode arrivò su quel sentiero, notando la ragnatela intatta davanti all’ingresso della caverna, passarono oltre: di certo il bambino non poteva trovarsi lì dentro

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UNA SQUADRA IMPEGNATA!

La solidarietà dell’associazionismo sportivo

Il 20 dicembre è la Giornata Internazionale della Solidarietà. Istituita dall’ONU nel 2005, è nata per “celebrare la nostra unità nella diversità” e “sensibilizzare le persone sull’importanza della solidarietà”.

Anche se molti dei punti evidenziati dall’ONU riguardano la politica e l’economia, il tema non è assente dal campo dello sport. Pensiamo per esempio all’Associazione Nazionale Italiana Cantanti, che da anni organizza le Partite del Cuore per sostenere progetti di solidarietà “impegnando” l’immagine degli artisti e sportivi che vi partecipano. Impegnare nel senso di dare in pegno, a garanzia di un debito (e si sa che in pegno non si danno le sciocchezze ma beni preziosi); si dà in pegno la celebrità per garantire che i fondi raccolti andranno davvero a sostenere chi ne ha bisogno. Ma impegnare anche nel senso di essersi presi un impegno, di essersi vincolati a qualcosa con un legame più profondo, che poggia su dei valori. E chiaramente, impegnare nel senso di dedicarsi anima e corpo (letteralmente!) a raggiungere un obiettivo.

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(RI)SCALDIAMO I CUORI

Quando il riscaldamento “raffredda” gli animi

Caro Spiazzo,

alleno una squadra di calcio e ho bisogno di un vostro consiglio. Da qualche tempo i ragazzi si lamentano all’inizio degli incontri di stanchezza o crampi, il più delle volte per saltare il riscaldamento (ma poi li vedo correre a prendersi la bottiglietta d’acqua alle macchinette), oppure arrivano proprio tardi e, quando dico loro di scaldarsi, protestano e dicono di essere già pronti. Capisco che questa non sia la fase più divertente del pomeriggio, ma è necessario se vogliono diventare più bravi e lavorare anche meglio come squadra. Cosa posso fare per farglielo capire?

Grazie,

Claudio

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LUNGI DA… MIRARE!

Quando la squadra educativa vede lontano

In un passato articolo abbiamo parlato delle riunioni tecniche e di come si possano trasformare in un momento di valore per la “squadra” educativa. Da un lato, c’è l’occasione per conoscersi meglio tra colleghi e collaborare assieme. Dall’altro, però, questo concentrarsi di forze rischia spesso di confluire sulla soluzione di problemi sorti negli ultimi giorni: problemi che di sicuro hanno bisogno di essere risolti, ma che rischiano di limitare lo sguardo solo al breve termine.

Ecco perché deve entrare in gioco la dote della lungimiranza.

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I GRANDI EVENTI SPORTIVI

Anche lo sport di base ha i suoi grandi eventi. Saranno “MINI”, ma se c’è la parola Olimpiadi, ogni bambino e ragazzo ha le stesse sensazioni ed emozioni di un grande atleta! In più, c’è lo stesso tutta la macchina organizzativa necessaria. Lo sanno bene, per esempio, quelle scuole che decidono di fare una giornata sportiva insieme ad altre!

Ma come si crea e gestisce un evento del genere? Proviamo a darvi un piccolo decalogo che vi può essere d’aiuto in queste situazioni.

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UNA PASSIONE DA VIVERE IN FAMIGLIA

Lo Spiazzo legge il libro edito dall’Elledici, Sport: una passione da vivere in famiglia. Piccoli spunti per vivere lo sport in modo educativo, e ne racconta le sue diverse sfaccettature educative.

Un libro che è allo stesso tempo un manuale, una miniera di spunti di riflessione, una storia appassionante come lo è quella di ogni famiglia il cui figlio o figlia – e non solo – vive settimanalmente la passione di uno sport.

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