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PAROLEOSTILI.COM

La comunicazione, online e IRL (in real life): un tema scottante, e non solo perché è il tema del nostro sussidio estivo Che bella notizia!

Con la comunicazione, noi entriamo in relazione con gli altri; non importa se questo accade nel virtuale o nel reale, è sempre un relazione, e proprio per questo essa ha effetto su chi in quella relazione vive. E anche se oggi la comunicazione viene associata sempre più spesso al mondo dei social, non possiamo dimenticare che essa è innanzitutto, prima di tutto, umana.

Per questo ci fa piacere condividere con voi un’iniziativa che proprio dalla Rete è nata per cambiare stile di comunicazione, anche nella vita: Parole Ostili.

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IL GIARDINO DELLA PREGHIERA

Vi proponiamo una piccola metodologia per aiutare i bambini e ragazzi a entrare nel mondo della preghiera del Rosari, utile anche per animare gli ultimi incontri dell’ultimo periodo tra aprile e maggio. Ma per capire bene la proposta, vogliamo prima fare qualche riflessione.

Che cos’è la preghiera del Rosario?

Per quanto una preghiera di grande devozione mariana, il rosario non mette al centro Maria, bensì il Vangelo. È una preghiera per riflettere, meditare, contemplare quei momenti della vita di Gesù che vengono definiti Misteri, non perché non si capisca che cosa siano, ma perché sono qualcosa di così grande da risultare semplicemente incomprensibile a livello razionale: Dio si è fatto uomo così tanto da accettare la morte per poterla vincere e quindi con la risurrezione darci un’altra vita.

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FESTE DI COMUNITÀ

Quando si parla di feste e di comunità, nasce una di quelle classiche dicotomie tra catechesi e animazione che suggeriscono proprio una specie di frattura tra le due, spesso dovuta in realtà a una non chiara comprensione dei due termini.

Certo che finché penseremo alla catechesi come a una didattica, anziché a un incontro che fa eco a un altro incontro, e all’animazione come puro intrattenimento senza nessun messaggio, non riusciremo a cavarne molto. E le feste, proprio perché nell’immaginario collettivo sono di accompagnamento, tipiche dell’animazione, di solito vedono una scomparsa dei catechisti, mentre questi richiamano la precettazione degli animatori solo quando si tratta della festa di fine anno catechistico e così via. Inoltre, la catechesi spesso considera la festa legata alla celebrazione eucaristica, che pure avendo un atteggiamento festivo nel senso più bello del termine, poco viene vista come festa dai ragazzi e dai bambini.

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TRA CATECHESI E ORATORIO

Alla (ri)scoperta della pedagogia di Don Bosco

Ogni tanto si ripropone l’importanza del rapporto tra catechesi e oratorio, e quindi fra catechesi e animazione. Al di là di facili battute, che potremmo riassumere in “la catechesi dovrebbe essere più animata e l’animazione dovrebbe essere più catechizzante”, il problema richiede sicuramente più riflessione.

In effetti, guardando il panorama in generale, spesso potremmo dire che il catechismo delle nostre parrocchie tende ad aggiungere un incontro in più, per esempio quando abbiamo un evento fondamentale nella vita di un ragazzo come il centro estivo, come il Grest, oppure in parallelo alla catechesi c’è l’attività di oratorio, quasi a creare dei nuovi appuntamenti, in cui però l’oratorio è percepito come più libero e la catechesi come “obbligatoria”.

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DOVE DAR VOCE ALL’ATTENZIONE PER GLI ALTRI?

A Torino con il baule e la veste della carità

L’iniziativa…

Torino. Parrocchia di Sant’Alfonso, non troppo lontano dal centro della città: entrando in Chiesa ci si imbatte in un baule aperto ai piedi dell’altare. Un articolo del 16 dicembre su L’Avvenire spiega nel dettaglio le ragioni di questa iniziativa:

«Un vecchio baule aperto sotto l’altare da qualche domenica aspetta il suo tesoro, la sua ricchezza da custodire… Non raccoglie né cibo, né vestiti, né soldi, solo piccoli quadrati di stoffa accompagnati da un biglietto. […] Perché ogni pezzo di stoffa che vi viene deposto corrisponde ad un gesto, ad un’azione compiuta per il bene di un’altra persona. Quell’invito ad amare i poveri “con i fatti” scelto come slogan per la Giornata mondiale dei poveri lo scorso 19 novembre, diventa con il simbolo del baule, invito e impegno concreto di una intera comunità a mettersi in gioco.

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A CHRISTMAS SPECIAL

REGALATI…

Alla fin fine è una questione di accento. Perché puoi leggerlo come REGÀLATI o REGALÀTI.

REGALÀTI. L’identità del catechista. Perché alla fine è tutto un dono.

È un dono il tempo che il catechista regala. Un tempo multiplo perché c’è l’incontro con i ragazzi e l’incontro con gli altri catechisti, la formazione parrocchiale e quella diocesana, oltre a tutto il tempo per preparare gli incontri!

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UN TOCCO DI… CLASSE!

Per un catechismo che non sia doposcuola

In tutti i corsi per catechisti c’è un tema che ricorre: cosa fare perché il catechismo non diventi un prolungamento delle ore a scuola, non solo nel concetto di tempo, ma anche nelle modalità?

In realtà, proprio mentre si dice di non imitare la scuola, la scuola stessa sta cercando di uscire dalle dinamiche classiche, proprie della didattica del secolo scorso, per andare verso una formazione che, per quanto abbia molto a cuore la parte dei saperi, lavora anche sulle competenze, il saper fare e il saper essere; dunque non solo sulle nozioni, ma anche sui cosiddetti saperi esistenziali.

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LA GRANDE CECITÀ

L’autore è…

AMITAV GOSH è scrittore, giornalista e antropologo, oggi considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (La Repubblica). Autore di numerosi romanzi, tra cui la Trilogia dell’Ibis, ha insegnato anche scrittura creativa alla Columbia University di New York ed è stato corrispondente per il New Yorker.

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4×4: PER UN CATECHISMO… A MILLE!

Una proposta di metodo con i preadolescenti!

Una fatica… nella media!

Se avete la croce e la delizia di occuparvi di pre-adolescenti credeteci, vi capisco e vi tranquillizzo, non siete soli.  Se spesso con “quelli delle medie” non sapete cosa fare, se cercate aiuti, state sereni: siete nella… media! Ma non perché mediocri, quanto piuttosto perché in buona compagnia.

Quella dei preadolescenti è una questione importante, oggi ancora di più.  Siamo spesso in difficoltà di fronte a questa età dell’esplosione: il corpo si trasforma, cambiando l’immagine di se stessi; il pensiero, puntando all’ipotetico-deduttivo, passa attraverso le prime rigidità e quindi le prime contestazioni; il bisogno di movimento e di relazioni porta a staccarsi dalla famiglia; l’esigenza di una propria morale porta alla contestazione di quella data dagli adulti; e infine, l’idea di Dio si vuole distaccare dal passato: tutto ciò che ricorda l’infanzia non vale più.

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TUTTI GIÙ PER TERRA!

Per creare un ambiente umano

Il grounding, in italiano “radicamento”, è una pratica nata per aiutare la persona a essere consapevole del contatto dei piedi con la terra. Secondo la bioenergetica, questa consapevolezza radica l’uomo nella realtà che abita; il grounding dà un senso di posizione e stabilità, e quindi la persona si sente salda ed equilibrata… insomma, è il caso di dirlo, “con i piedi per terra”.

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