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INIZIARE QUALCOSA, INIZIARE A QUALCOSA

Ormai, per molti settembre e ottobre sono il periodo dei tanti capodanni della vita sociale; inizia la scuola, si ritorna al lavoro dopo la pausa estiva e, perché no, si ricomincia anche il catechismo.

L’inizio di un nuovo anno di catechesi è come l’inizio di ogni altra attività, con le sue aspettative e anche le sue tante preoccupazioni: si pensano nuove modalità, si fanno tanti buoni propositi, oppure già non si vede l’ora di aver finito, complici un po’ di stanchezza o l’ansia da prestazione.

Ma esattamente, che cosa significa iniziare un nuovo anno di catechismo?

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UNO E TRINO

La semplicità dell’uno; la bellezza del composito

“Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. Ma il Padre non è né Figlio, né Spirito Santo. E il Figlio non è né Padre, né Spirito Santo. Così come lo Spirito Santo non è né Padre, né Figlio”: questa la traslazione in parole del messaggio impresso nell’immagine che si trova nel simbolo atanasiano della Trinità.

Il mistero, la dottrina e il dogma legati a questa Unità e Trinitarietà sono oggetto di studi teologici imponenti e altissimi. E poi esiste anche tutta una vastissima produzione editoriale per spiegare il concetto della Trinità in maniera più accessibile, semplice o a dei bambini.

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INDICATIVO… PRESENTE!

Io sono, tu sei, noi siamo qui perché…

Quanto siamo presenti durante la messa?

Non diciamo in senso fisico; il corpo ci può essere, ma alla mente basta una suoneria o un bisbiglio in fondo alla chiesa per allontanarsi e portare via con sé il cuore. Anzi, i cuori: perché tutti noi ci distraiamo, e così un luogo di comunione si trasforma in tante piccole assenze.

Qualcuno la chiamerebbe mancanza di decoro, ma forse è più mancanza di consapevolezza: di un luogo, degli altri, del perché siamo tutti qui.

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QUESTIONE DI MAGNETISMO

Con un poco di ossigeno, la ruggine va giù…

Al netto di accettabilissime specifiche di chimici esperti (quali noi qui non ambiamo essere), ci si lasci libertà di affermare, con tutta l’approssimazione tecnica del caso, che, se la formula della ruggine è riducibile ad un Fe2O3, la formula della magnetite è, almeno dal punto di vista chimico-molecolare, un generico Fe2O4.

Sì, lo sappiamo: specie parlando di ruggine, dovremmo discriminare tra Ferro e Ferro (valenza due, valenza tre…). E sì, lo sappiamo: la ruggine è una reazione, mentre la magnetite è un vero e proprio elemento chimico.

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L’IMMAGINE NEI SACRAMENTI #3

Vivere i simboli per capire l’essenza

Quando abbiamo pubblicato la mini-serie di articoli sui comandamenti e le arti, volevamo far vedere come l’uso di un altro linguaggio, quello artistico, potesse aiutare a capire e riflettere su un argomento importante, ma a volte difficile da applicare nella propria vita.

Questa nuova mini-serie riprende quell’idea per applicarla in un altro contesto: spiegare i sacramenti attraverso un altro linguaggio, quello dei loro simboli.

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L’IMMAGINE NEI SACRAMENTI #2

Vivere i simboli per capire l’essenza

La scorsa settimana abbiamo studiato i primi due sacramenti con una riflessione e una piccola proposta di elaborazione dei loro simboli. Proseguiamo con altri due sacramenti, per chiudere con gli ultimi tre la prossima settimana.

LA CONFESSIONE E LA PREGHIERA

Come spiegare la confessione semplificando alcuni concetti complessi? Come aiutare i bambini ad avvicinarsi a questo sacramento?

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L’IMMAGINE NEI SACRAMENTI #1

Vivere i simboli per capire l’essenza

Quando abbiamo pubblicato la mini-serie di articoli sui comandamenti e le arti, volevamo far vedere come l’uso di un altro linguaggio, quello artistico, potesse aiutare a capire e riflettere su un argomento importante, ma a volte difficile da applicare nella propria vita.

Questa nuova mini-serie riprende quell’idea per applicarla in un altro contesto: spiegare i sacramenti attraverso un altro linguaggio, quello dei loro simboli.

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LETTERATURA E BIBBIA

La… classe di un libro

Questa settimana vi proponiamo un “doppio articolo” in questa sezione e anche nell’altra sezione “Insegnanti e Scuola”.

Partendo da un’opera letteraria pubblicata al momento solo in lingua francese, abbiamo voluto scrivere del rapporto che intercorre tra il testo della Bibbia e l’arte della scrittura.

In questo articolo, proponiamo tale binomio più dal punto di vista più catechistico, andando a vedere come anche la Bibbia offre scelte stilistiche ed immagini letterarie molto utili ad enfatizzare e veicolare meglio il messaggio di Gesù. Mentre nell’altro articolo analizzeremo lo stesso tema soffermandoci di più sul valore accademico del testo “sacro” più stampato nella storia.

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CROCE E SOFFERENZA

Quale delle due dà senso all’altra?

Gesù dà senso alla sofferenza. Non viceversa.

È la sua croce che dà un nuovo significato al dolore, persino alla morte. Non viceversa.

Su questo non ci devono essere equivoci: ne va della veridicità della fede.

Il cattolicesimo non si fonda sulla morte in croce, ma sulla risurrezione dalla morte.

Persino da qualche ambone, durante certe omelie, qualche volta capita (per fortuna molto raramente) che possa trasparire più una “fede della malattia” o “della morte”, rispetto a quella “della risurrezione” e “del sacrificio”.

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SANTA, TUTTA LA SETTIMANA

Anche lunedì, martedì e mercoledì…

A catechismo, ma anche in oratorio o in altri gruppi formativi della vostra comunità parrocchiale, si parla abbondantemente della Settimana Santa, che culmina nella Domenica di Risurrezione, vero e proprio lume portante di tutta la fede cattolica. A volte non è neppure così scontato dover ricordare, specie ai più piccoli, che la Pasqua è la festa principale di tutta la fede cattolica, non il Natale…

Ma, tornando al periodo pasquale, su quello che è noto come Triduo Pasquale, dal Giovedì al Sabato Santo, in realtà si dice anche moltissimo. Mentre invece ci chiediamo se si dice abbastanza anche del resto della Settimana Santa… Quanto ne sanno i nostri amici (e i loro catechisti) del resto della Settimana Santa? Perché, se di “Settimana” parliamo, allora i giorni sono sette, non tre! Giusto?

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