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IL SEGRETO DEL FIGLIO

L’autore è…

MASSIMO RECALCATI è psicoanalista e insegnante all’Università di Pavia e di Verona, oltre che direttore dell’Irpa (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata), fondatore della Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi) e autore di numerosi articoli per “La Repubblica”. Sul tema familiare ha pubblicato anche Il complesso di telemaco e Le mani della madre.

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DONI DA FIABA #1

Come e perché si narra una storia

Di motivi per raccontare le fiabe ai figli ce ne sono: sviluppano l’immaginazione, aiutano ad affrontare certe emozioni, insegnano che ogni scelta ha delle conseguenze, rispondono alla necessità del bambino di un universo giusto, dove i buoni vincono e i cattivi pagano…

Ma in questa rubrica mensile non parleremo della fiaba, quanto piuttosto del “momento fiaba”.

Perché, se pure conta la scelta di quale fiaba leggere, ancor più importante è la scelta di prendersi questo momento di relazione tra genitore e figlio, per raccontare una storia ma soprattutto per dire io sono qui, per e con te.

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A FIOR DI… FIGLIO!

Come accompagnare un virgulto che cresce

Quando si parla della vita dell’uomo, non è raro farlo attraverso metafore e immagini legate al mondo vegetale. Ogni persona nasce da un “ceppo”, i figli sono i “virgulti”, abbiamo bisogno di “mettere radici”; nei miti di diverse culture, poi, non mancano le storie di uomini e donne che si trasformano in piante o che viceversa nascono da esse.

Ai nostri occhi l’albero connette la terra e il cielo, il mondo sotterraneo e quello celeste. Così, anche l’uomo unisce in sé l’animale e il divino, il materiale e lo spirituale: forse è per questo che l’albero è diventato una metafora della crescita e della vita umana.

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FORMAR IN… SICUREZZA!

Sull’arte d’inscenare prima di andare in scena

Che cos’hanno in comune il combattimento scenico e l’essere genitori?

Prima di lasciar volare l’immaginazione, forse è meglio spiegare che cosa sia questa disciplina un po’ particolare. In poche parole, il combattimento scenico è l’arte di ‘portare sul palco’ un combattimento verosimile: che si tratti di una rissa, un duello cappa e spada o un ammutinamento, lo scopo è far pensare allo spettatore che stia assistendo a uno scontro vero, con i brividi e le emozioni che esso comporta.

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SON SHARING

Quanto sono “miei” i miei figli?

“I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro, e benché stiano con voi non vi appartengono”.

Parola di Gibran.

“Chissà se sarò un buon padre… Ma di sicuro so che questo figlio non è mio, mi viene solo dato in prestito!”.

Parola di R.

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MAMMA, TI ODIO!

La rabbia di un figlio; la maturità del genitore

“Mamma, ti odio!!!”.

Dopo l’ultimo dei tre esclamativi, il bambino ha la faccia stravolta, quasi trasfigurata. Il tremolio delle guance accompagna la chiusura dei pugni e l’irrigidimento di tutto il busto, quasi  proteso in avanti.

Il nostro sguardo, inizialmente superficiale, ora è rapito da quel bambino, nove anni, forse anche meno. Ma soprattutto ora siamo curiosi di vedere la risposta della madre, seduta di fronte a lui.

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IL “PRIDE” DELLA GIOVENTÙ

Dare gli stimoli per non “vegetare” sul divano

É innegabile che oggi i giovani italiani impieghino sempre più tempo per diventare autonomi: di certo la crisi economica che attanaglia il nostro tempo fa abbassare di netto la possibilità di trovare un lavoro. Da alcuni studi è emerso che negli ultimi anni il numero dei ragazzi che non studiano e non lavorano è aumentato vertiginosamente: dal 20 % del 2007, la percentuale oggi è raddoppiata.  

Di sicuro l’incidenza della crisi non è da sminuire, ma non può essere la sola causa dell’inattività: perché un giovane che non studia, non si impegna a cercare un lavoro? Perché un ragazzo che non ha un’occupazione non è impegnato in un percorso di formazione?

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AI TEMPI DI RECUPERO

Di voti, di riposo, di carattere

Maggio è il mese degli ultimi: ultimi compiti, ultimi esami, ultimi deliri.

Chi fa sport sa che il tratto più duro è quello finale. Se fino a quel momento avevano tenuto imperterriti, ora i muscoli fanno sciopero; la carica finisce sotto terra; l’ultimo minuto diventa un’eternità e la morte un’alternativa preferibile a quest’agonia.

Ecco, per gli studenti sono così gli “ultimi metri” di maggio. Chi non ha nulla di cui preoccuparsi si dice: “Ho già dato”. Chi ha bisogno di recuperare vuole gettare la spugna e si dice: “Tanto che cosa voglio rimediare adesso…” Quale che sia il traguardo, quando arriva la fatica di tutto un anno la tentazione è quella di cedere.

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PREGO, NON SI ACCOMODI!

Fare comodamente o fare il proprio comodo?

“Ma lo sa? Mio figlio mi ha chiesto di regalargli un minifrigo da comodino, perché è stufo di doversi alzare e andare fino in cucina, a prendersi da bere e da mangiare in frigo!”.

Torino, Italia. Anno 2017, mese di aprile. Metropolitana, tra la fermata di Monte Grappa e quella di Pozzo Strada. Tutto vero! Siamo seduti vicino ad una donna di non più di cinquant’anni, che sta parlando con una sua vicina, forse sua amica, o collega.

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FIGLI DIVERSI

Ma stesso modo di rielaborare

L’enfant préféré, chance ou fardeau?”. È il titolo di un libro curato da due docenti dell’Università di Nantes, che spiega perché si tende a preferire uno dei figli e si chiede se questa preferenza sia sempre consapevole e anche se sia davvero un bene essere il figlio “prediletto”. Per rispondersi, gli autori hanno “interrogato” cinquantacinque genitori: in un primo momento, nessuno ha ammesso di avere una predilezione per un figlio, ma alla fine del test ben l’80% di loro lo ha riconosciuto.

Partiamo da questo studio per riflettere su quando e perché un genitore prediliga l’uno e non l’altro dei figli. E su come possa, ma soprattutto debba, rielaborare insieme a loro questo dato di fatto, senza passarlo sotto silenzio o nascondendosi dietro un: “Considero i miei figli allo stesso modo”.
Quante volte il genitore pronuncia questa frase? È inconsapevolezza? (altro…)