La comunicazione, online e IRL (in real life): un tema scottante, e non solo perché è il tema del nostro sussidio estivo Che bella notizia!

Con la comunicazione, noi entriamo in relazione con gli altri; non importa se questo accade nel virtuale o nel reale, è sempre un relazione, e proprio per questo essa ha effetto su chi in quella relazione vive. E anche se oggi la comunicazione viene associata sempre più spesso al mondo dei social, non possiamo dimenticare che essa è innanzitutto, prima di tutto, umana.

Per questo ci fa piacere condividere con voi un’iniziativa che proprio dalla Rete è nata per cambiare stile di comunicazione, anche nella vita: Parole Ostili.

“Il Manifesto della comunicazione non ostile è un impegno di responsabilità condivisa per creare una Rete rispettosa e civile, che ci rappresenti e che ci faccia sentire in un luogo sicuro. Scritto e votato da una community di oltre 300 comunicatori, blogger e influencer, è una carta con 10 princìpi utili a ridefinire lo stile con cui stare in Rete”.

Ecco che, già sentir parlare di 10 princìpi utili può far sorgere in un docente una domanda: che cosa posso fare io per evitare che i profili Facebook dei miei ragazzi diventino un accumulo di volgarità? Pagine spazzatura?

Il sito già propone più di cento schede didattiche per i docenti, che possono essere riadattate anche nell’ambito dell’ora di catechismo. Soprattutto, fare di questi dieci piccoli punti una guida può essere un modo per diventare voi stessi una guida; una “bussola” verso il vivere civile, anche on-line. Le parole aiutano a vivere, sono un piccolo-grande mezzo che costruisce le persone ed è importante usarle con coscienza, consapevolmente: ecco il messaggio da trasmettere ai loro ragazzi.

Forse oggi gli adolescenti instaurano più rapporti nel virtuale che nel reale  – è triste ma è così- e allora saperli aiutare a comunicare in modo civile sui social è più importante di quanto si pensi! E forse, imparando a usare bene le parole a partire dalla Rete, magari questo potrebbe trasferirsi nella loro realtà. Come scrive giustamente il Manifesto: “dobbiamo domandarci chi siamo e come vogliamo vivere e comunicare anche mentre abitiamo questi luoghi”.

Proponiamo qua sotto qualche attività di partenza, basata su alcuni dei 10 punti del manifesto. Nel caso di attività pratiche, si potrebbe scegliere di creare un “percorso” di 10 incontri, dove ogni incontro viene dedicato a uno dei punti del Manifesto.

  1. Virtuale è reale. Chiedete a ciascun ragazzo di scrivere su un post-it un post stile Facebook in cui si esprimono, negativamente o positivamente, su un loro compagno di catechismo. Subito dopo, mentre controllate i post, esortate i ragazzi a dire di persona quanto hanno detto virtualmente. Ci riusciranno? Se così non fosse, allora capiranno l’importanza di essere coerenti dentro e fuori dai social.
  2. Si è ciò che si comunica. Chiedete ai ragazzi di descriversi, di attribuirsi delle caratteristiche. Subito dopo chiedete a ciascuno di fare degli esempi del loro linguaggio abituale. Coincide con la descrizione? Chi si è definito gentile usa un linguaggio che rispecchia questo modo di essere? Per ciascuno, chiedete anche agli altri di riportare una frase o un’espressione che la persona usa di solito, se c’è, e scoprite insieme se corrisponde.
  1. Le parole hanno conseguenze. Chiedete a ciascun ragazzo di riportare un caso in cui hanno arrecato un’offesa a qualcuno a causa di ciò che hanno detto, uno in cui invece hanno subito per colpa di altri e, viceversa, quando l’esito è stato positivo.
  1. Condividere è una responsabilità. Chiedere a ciascun ragazzo di spiegare agli altri perché ha condiviso l’ultimo post che si trova sulla sua pagina di Facebook e il perché della sua ultima foto su Instagram. Che cosa voleva comunicare?
  1. Gli insulti non sono argomenti. Proponete un tema ( o più di uno) su cui discutere insieme ai ragazzi, che possibilmente sia d’interesse comune. Ponete come condizione quella di far intervenire tutti, senza che le voci si sovrappongano mai. Se riusciranno a confrontarsi senza che le voci si sovrappongano mai, avranno raggiunto l’obiettivo. Il confronto dovrà avvenire anche scambiandosi opinioni diverse e spiegando di volta in volta le proprie tesi, sempre senza sovrapposizioni di voci o linguaggi inadeguati. Chi non rispetterà queste condizioni non parteciperà.
  1. Anche il silenzio comunica. Chiedere a ciascuno se c’è stata un’occasione, o anche più di una, in cui ha preferito non dire nulla per evitare di offendere o dire qualcosa di sbagliato. Riflettere su come avrebbe potuto esprimere il proprio parere in modo corretto.

Non perdete di vista questo bel gruppo e le sue iniziative, potrebbe essere un buon punto di partenza verso la non- ostilità, dentro e fuori da Facebook.

Autore: Federica Crovella

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