DARE a chi ha fame e sete = CONDIVIDERE.

In questo anno giubilare, papa Francesco ci invita a vivere la Misericordia come esperienza di profonda concretezza.

Ma come affrontare l’argomento con i bambini? E’ facile che i nostri nonni o genitori ricordino di aver studiato al catechismo “le opere di misericordia”, cioè delle azioni da compiere, degli atteggiamenti da esercitare per la trasformazione del cuore e l’imitazione di Gesù. Applicare la Misericordia realizzando questi gesti può essere un’ ottimo punto di partenza. Proponiamo un’attivazione che riguarda nello specifico due opere di Misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati.

Perché lo facciamo?

DALLA PAROLA di DIO… (Lc 9,12-17). In questo brano, i miracoli sono più di uno. Oltre alla moltiplicazione del pane fatta da Gesù, un altro “segno miracoloso” è quello del cuore dei discepoli, che si apre e si accorge degli altri. La grandezza di ciò sta nel fatto che il donare agli altri parte da ciò che si ha di necessario, non di superfluo. E si realizza nella condivisione. Anche noi possiamo aprire gli occhi e non pensare solo a noi stessi, evitando sul serio sprechi e pretese: che bella moltiplicazione nascerebbe dal condividere!

Cosa si fa?

Materiale

Una torta di dimensione tale che possa essere condivisa da ciascun ragazzo del gruppo, una bottiglia di succo di frutta, tè o altro, con poco contenuto all’interno, un paio di bicchieri di plastica, una tovaglia e un coltello di plastica, biro e fogli per ciascun ragazzo.

Svolgimento

  1. L’utopia: ce n’è per tutti. Il catechista, prima di iniziare l’incontro, dispone sul tavolo una tovaglia, riponendovi una torta non ancora divisa in fette. All’arrivo dei ragazzi, si propone di iniziare l’incontro con una preghiera e un esperimento di convivialità (colazione o merenda), durante il quale il catechista offre l’autogestione del cibo ai ragazzi, ma secondo questa regola: tutti devono aver la possibilità di consumare del cibo. In questa fase, il catechista, senza intervenire, ripone particolare attenzione a questi aspetti: come viene distribuita la torta (parti uguali/fette troppo grandi o troppo piccole…), da chi viene tagliata, il diverso comportamento dei singoli e le discussioni che emergono dai ragazzi sulla divisione della torta.
  2. L’apparenza: non ce n’è abbastanza. I ragazzi vengono ora divisi in squadre. Sul tavolo viene riposta una bottiglia quasi vuota e i pochissimi bicchieri per poter usufruire della bevanda. Il catechista lascia nuovamente la divisione del tutto ai ragazzi. Vale sempre la regola precedente: tutti devono poter bere. Il catechista, senza intervenire, ripone particolare attenzione sulle dinamiche che intervengono: quali ragionamenti/soluzioni emergono, che cosa si decide di fare, chi eventualmente rimane penalizzato e non riesce a bere, chi rinuncia e perché…).
  3. La realtà. A questo punto viene chiesto ai ragazzi di scrivere (o disegnare), individualmente, su un foglio due oggetti: uno cui tengono molto (l’oggetto per loro più “prezioso”) e un altro che ritengono utile ma del quale possono fare a meno. Il catechista fa poi riflettere il gruppo con alcune domande e apre il dibattito (vd. Riflessioni).
  4. Conclusione. Dopo questo momento, il catechista si ricollega alla Parola di Dio e al senso del “dare” con una sua riflessione che accompagna la revisione dell’attività coi ragazzi: attraverso il Vangelo facciamo esperienza di che cosa significhi “donare”, “condividere”, specie se diciamo di voler seguire l’esempio di Gesù. Spesso siamo convinti che questa azione comporti necessariamente il fatto di privarsi totalmente di qualcosa di nostro; altre volte pensiamo che il dono sia un ottimo modo per lasciare ad altri ciò che di “superfluo” possediamo. Che cosa impariamo, invece, dall’attività? Nel primo step è possibile che ciascuno abbia ragionato più a propria tutela, guardando magari solo al proprio benessere personale, nonostante ci fossero risorse per tutti, fino a quando qualcuno ha scelto/proposto la logica della divisione, in modo più o meno d’accordo con gli altri. Nel secondo step può essere mutata la situazione: sembrava non ci fossero abbastanza risorse per tutti, ma grazie al ragionamento di gruppo e alla condivisione, si è riusciti a soddisfare il benessere di quante più persone (o di tutti). Nel terzo step ciascuno ha toccato con mano il significato del “dare” ed è stato invitato a riflettere sul proprio comportamento quotidiano e sulle varie modalità con cui questa azione si realizza di solito nelle piccole situazioni della giornata.

Riflessioni

  1. Quale dei due oggetti regaleresti a una persona che ne ha bisogno? Perché?
  2. Saresti disposto a rinunciare a qualcosa cui tieni molto per regalarlo a qualcun altro? Anche se non conosci quella persona, glielo regaleresti ugualmente? (spesso donare significa fidarsi anche di chi non si conosce).
  3. Esiste un modo per non privarsi totalmente di ciò che si possiede? (condividere significa “usare insieme”, mettere in comune le proprie “comodità”, in modo da moltiplicare il benessere, senza rinunciare completamente a ciò che si ha).
  4. Quali forme di condivisione conosci? E quali pratichi? (il prestito, il dono, il sacrificio come libertà nella rinuncia…).

Autore: Giulia Maccagno

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