Quando il riscaldamento “raffredda” gli animi

Caro Spiazzo,

alleno una squadra di calcio e ho bisogno di un vostro consiglio. Da qualche tempo i ragazzi si lamentano all’inizio degli incontri di stanchezza o crampi, il più delle volte per saltare il riscaldamento (ma poi li vedo correre a prendersi la bottiglietta d’acqua alle macchinette), oppure arrivano proprio tardi e, quando dico loro di scaldarsi, protestano e dicono di essere già pronti. Capisco che questa non sia la fase più divertente del pomeriggio, ma è necessario se vogliono diventare più bravi e lavorare anche meglio come squadra. Cosa posso fare per farglielo capire?

Grazie,

Claudio

Caro Claudio,

come non sentirsi “frustrati”, ma anche un po’ “frustati”?

Frustrati, perché ti sei posto un obiettivo (fare riscaldamento per poter giocare) che non si realizza (non si riscaldano). Ma anche frustati, colpiti da una frusta, perché ritardi e scuse ti hanno fatto scattare un segnale d’allarme: perché lo fanno? È una cosa temporanea o no? E cosa posso fare io?

E allora, proviamo a rispondere a queste domande.

Perché: di scuse per non voler fare riscaldamento ce ne sono tante. Come dici tu, non è la fase più divertente; magari il ragazzo è stanco, oppure è nervoso e vuole scaricarsi subito; il tempo sembra poco e si vuole cominciare subito a giocare. E a volte sì, capita che non stia davvero bene, ma come nel caso di Pierino, a furia di gridare al lupo finisce che poi al lupo ci si crede poco.

La questione è capire se c’è un problema a monte (non capiscono l’importanza del riscaldamento, quindi non vogliono farlo, quindi trovano le scuse) o a valle (fanno riscaldamento perché sanno che al corpo serve, però si annoiano, quindi trovano le scuse).

Se siamo in “alta montagna”, forse i ragazzi fanno fatica a gestire la pazienza e la gradualità propri del riscaldamento. Anche il corpo ha i suoi tempi e le sue necessità; non si accende subito come lo smartphone, ma ha bisogno di essere gradualmente preparato a sforzi muscolari di un certo tipo. Però il riscaldamento può diventare proprio questo: un momento per entrare più in contatto con quello di cui il proprio corpo ha bisogno, con il modo in cui si muove, con i suoi punti di forza e le sue debolezze.

Se anche nelle gare i tuoi ragazzi hanno poca pazienza, si lasciano andare alle prime difficoltà, si tirano indietro, diventano “giocator furiosi”, allora il riscaldamento potrebbe diventare proprio il momento perfetto per “scaldarli” a doti come la pazienza e la perseveranza. Per esempio, insegna loro a darsi obiettivi a lungo termine, quindi come essere a fine stagione, ma anche a suddividere quegli obiettivi in passi più piccoli e più gestibili. Se ci sono tante competenze da apprendere, si può cominciare da una e poi costruire pian piano su quella per arrivare alle altre. Così li si allena con e alla gradualità e si passa il messaggio che anche lo sport richiede fatica per dare soddisfazioni.

Invece, se siamo “a valle”, forse si tratta di una questione di linguaggio. Ogni età ha i suoi bisogni e li proietta, più o meno consapevolmente, anche sul riscaldamento. Se sono bambini, da un lato amano giocare e fantasticare, ma dall’altro già vogliono sentirsi grandi e fare cose da grandi. Coniughiamo allora queste due necessità mentre si scaldano, alternando la modalità “gioco” a una modalità “adulto” che sia regolata su quello che possono fare.

Se sono già alle medie, allora punta sulla squadra! La loro è la fase in cui cominciano a costruirsi l’identità guardando i coetanei e desiderano far parte del gruppo, perciò anche nel riscaldamento privilegia momenti e attività che rafforzino questo spirito di gruppo. E premi anche sulla leva della responsabilità: adesso possono davvero cominciare ad essere un po’ più adulti!

Nel caso di ragazzi ancora più grandi, infine, stimolali! Amano le novità e i cambiamenti, perciò cambia anche tu qualche esercizio di riscaldamento ogni volta, lavorando sempre sul senso di appartenenza ma cominciando anche a guardare all’atteggiamento di un buon giocatore.

E per finire, per tutti dai il senso del percorso: magari per loro sono solo tante piccole ore separate, e perciò pensano “ma dai, cosa vuoi che succeda se ne salto uno?” Creati invece tu un percorso, dando ordine alle varie competenze che devono acquisire in base alla difficoltà e complessità, e avendo cura di ribadire all’inizio di ogni incontro che ogni tappa è stata necessaria per portarli a quella successiva: “Dato che l’altra volta avete fatto X, adesso potete fare Y…”. Così passerà il messaggio che il riscaldamento non è un momento estemporaneo, ma che è così che si diventa atleti… un esercizio alla volta!

Lo staff de Lo Spiazzo

Autore: Lo Spiazzo

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