Per una fisicità dell’educazione fisica

Manca ancora qualche mese all’inizio dei lavori sulle pagelle, ma ci sembra questo un buon momento per una riflessione su una materia che ha una posizione e una… materialità particolare nella pagella: educazione fisica, o scienze motorie.

La cultura occidentale ha le sue radici in società che vedevano nell’educazione del corpo un percorso parallelo e di uguale peso all’educazione della mente. Si riconosceva che tra i due c’era un legame: un legame che era a doppio senso, poiché come il malessere psichico si rifletteva in un malessere corporeo, così attraverso la disciplina e l’esercizio del corpo e delle sue potenzialità si sviluppavano anche la resistenza, la forza e la volontà della psiche.

Anche in campo clinico si è riconosciuta l’inscindibile unità psicofisica dell’uomo. Se nel Seicento l’organismo era fatto un insieme di forze meccaniche, nel Novecento la psicoanalisi rivelò (o riscoprì) che i contenuti psichici non gestiti si riflettevano anche nello stato fisico della persona.

Breve note, queste, per avere una visione un poco più ampia sul ruolo che l’educazione fisica ha nel programma scolastico. Perché, in fondo, anche se la si chiama “ginnastica”, essa è “educazione”.

Un’educazione che si rivolge a un aspetto del ragazzo, il corpo, che altrimenti non è oggetto-soggetto delle altre materie (a esclusione dell’ora di scienze). Un’educazione che a quell’aspetto “dà corpo”, nel senso di consistenza e densità, come anche di importanza e credibilità. Se infatti si dice di un vino o di una voce che ha corpo, nel senso che è bello denso, così si dice anche dare corpo a un’accusa, un’ipotesi, una notizia: renderla reale, concreta, e perciò importante. (Perché bisogna fare attenzione a “non dare corpo alle ombre”, a dare cioé importanza a cose che importanza non hanno).

E come viene “dato corpo” a educazione fisica nelle parole, nei pensieri, nei discorsi? Come la si chiama? Come viene introdotta nella discussione delle pagelle? Come se ne parla con gli allievi, i genitori, gli altri insegnanti? Perché se è pur vero che educazione fisica, al contrario dello sport, è obbligatoria e la si deve fare, è pur anche vero che educazione fisica ha un ruolo. Un ruolo concretizzato dal suo voto nella pagella e che perciò stabilisce che anch’essa ha dignità al pari delle altre materie. Perché, al di là del trito e ritrito mens sana in corpore sano, c’è il puro, semplice, concretissimo fatto che, se il corpo sta male, non funziona, ha bisogno di aiuto, la mente non può sottrarsi alla sua richiesta. E perché se la mente vuol realizzare qualcosa, non può creare concretamente con la forza del pensiero, ma ha bisogno del corpo per dar… corpo a ciò che ha pensato.

E infine, perché educazione fisica fa parte del corpo insegnante. Un corpo che, essendo un organismo, non può fare a meno di una sua parte. Un corpo che, ora più che mai, ha bisogno di fare corpo e avere spirito di corpo, se vuole dare una possibilità ai ragazzi di oggi di essere parte attiva e attivante nella costruzione del futuro di domani.

Autore: Bianca Bressy

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