Un film…

Nato come mockumentary, il film gioca sin dall’inizio con lo spettatore nel raccontare la storia vera di Tonya Harding, talentuosa pattinatrice statunitense degli anni 90, nata in una famiglia proletaria della provincia e cresciuta da una madre che inculca in lei l’ossessione per la vittoria e i soldi che ne seguiranno. La sua carriera subirà però un brusco arresto quando, nel 1994, la sua rivale Nancy Kerrigan verrà colpita alla gamba da uno sconosciuto; le indagini porteranno alla luce il coinvolgimento della Hardings e di suo marito nell’attacco.

Perché vederlo?

Sarebbe un documentario divertente, se il regista non chiarisse subito che tutto il materiale è tratto dalle vere interviste ai veri personaggi: Tonya, innanzitutto, ma anche suo ex marito Jeff, la madre LaVona e tanti altri che sono stati coinvolti dalla vicenda. Nella realtà, non si capì mai bene quanto la Harding fosse davvero coinvolta nell’attentato alla rivale e quanto invece fosse solo opera del marito. Ma la Harding, da molti vista come una provincialotta rude e ignorante in confronto alle sue colleghe, era il capro espiatorio perfetto per i media statunitensi, che ne divorarono la vita e non la lasciarono in pace neppure dopo l’epilogo forzato della sua carriera.

Quel che resta, al di là dei dubbi, è una storia purtroppo familiare nel mondo dello sport. È la storia di una bambina e poi di una ragazza, di sicuro dotata di talento e indomabile determinazione, maltrattata da un genitore che ne voleva fare solo una campionessa e che in lei non ha visto una figlia bensì solo un mezzo di riscatto. Un film che c’invita a riflettere sul limite sottile tra il coltivare il talento in un figlio, sportivo o non, e soffocare un figlio perché ci sia solo più quel talento, e su cosa davvero si vuole insegnargli – a vincere, o a vivere.

Frasi celebri

“Io ti ho reso una campionessa sapendo che mi avresti odiata!”

Una frase chiave, la risposta della madre a tutte le domande, inespresse e non, di Tonya: una frase con cui lei vuol dire che ha sacrificato tutto per lei, ma che invece rivela come, per Lavona, Tonya non è mai stata una figlia. Un messaggio su cui riflettere perché, alla fine della storia, se anche quell’odio è servito a coltivare un talento, non è servito a insegnare a Tonya come essere felice nella vita.

Per educare… in spogliatoio

I temi del film ben si prestano per parlare con i ragazzi più grandi del ruolo dello sport nella loro vita, ma anche nella vita della famiglia. Specialmente con i giovani avviati all’agonismo, si può riflettere su quanto spazio occupa lo sport nelle loro giornate e su quanto potrebbe sottrarne ad altri aspetti della vita, come la scuola, l’amicizia e altri interessi: aspetti che, nell’ottica di un giovane atleta, potrebbero sembrare sullo sfondo rispetto alle promesse di vittoria e successo, ma che sono indispensabili per una vita equilibrata e nutritiva per lo spirito.

Autore: Bianca Bressy

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