Per creare un ambiente umano

Il grounding, in italiano “radicamento”, è una pratica nata per aiutare la persona a essere consapevole del contatto dei piedi con la terra. Secondo la bioenergetica, questa consapevolezza radica l’uomo nella realtà che abita; il grounding dà un senso di posizione e stabilità, e quindi la persona si sente salda ed equilibrata… insomma, è il caso di dirlo, “con i piedi per terra”.

In una società in continua evoluzione, ricostruire questo contatto significa riportarci a uno stato di equilibrio interiore. I continui cambiamenti ci fanno sentire spaesati, vittime di forze al di là del nostro controllo; quando siamo in contatto con la terra, siamo in contatto anche con la realtà fisica che abitiamo e riacquistiamo fiducia nelle nostre capacità di agire e influenzare l’ambiente. Si genera consapevolezza, e questo ci fa volare ancora più in alto. Come un albero, che senza radici non cresce, anche noi abbiamo bisogno di radicarci per poter puntare al cielo.

D’altronde, i miti stessi ci ricordano questa connessione con la terra, sopravvissuta anche nella lingua: noi siamo “umani”, dal latino humus, “terra”, oggi indicante la terra fertile. E da humus deriva anche “umiltà”, la qualità di chi non esalta se stesso ma resta consapevole dei propri limiti. Di nuovo, è il contatto con la terra a generare consapevolezza.

Che cosa significa allora creare dell’humus nel catechismo o nell’animazione?

Creare un terreno fertile, in cui i ragazzi possano mettere radici per poter crescere, non solo spiritualmente. Ma per il catechista o animatore, significa anche radicarsi lui stesso, essere consapevole della realtà in cui agisce: non solo il singolo incontro, ma anche l’ambiente in cui i suoi ragazzi vivono. Si acquisisce così una visione bifocale, attenta all’individuo ma anche alla sua comunità, che trasforma le nostre azioni in occasioni per prendersi cura non solo di ogni pianta, ma anche del terreno in cui essa vive; che rigenera e rende altri a loro volta ri-generanti; che trasforma un ambiente e lo rende, questo sì, “umano”.

Autore: Bianca Bressy

You must be logged in to post a comment.