Ottobre: lo straordinario del quotidiano

Che bello ottobre! Ci regala ancora caldo e qualche raccolto. Al nord si accendono i termosifoni, al sud gli ultimi bagni hanno già il senso dello straordinario. Perché ottobre è così: è quotidianità dell’autunno ma ancora qualcosa di estivo che irrompe, magari per pochissimo, ma c’è. Anche le foglie che cadono non sono ancora il grigiore degli alberi spogli, ma il manto rosso che sembra donare calore.

Ottobre è così. Se è nostalgico, lo è sempre con una nota di speranza. E così dovremmo vedere la quotidianità: con una nota di speranza. Sapere che in ogni caduta c’è un manto rosso che ci accoglie e ci invita a rialzarci. Che in ogni freddo, c’è un’estate che irrompe. Ma non è un gioco da ingenui: se si conoscono le note di speranza, allora si provano a suonarle. Sapendo che il futuro può essere in un certo modo, chi crede nella speranza prova ad anticiparla nei suoi gesti. Non vi è mai capitato di conoscere qualcuno che, quando c’è, cambia tutto in meglio? Bene, se sei un uomo o una donna di speranza, tu decidi di essere quell’uomo e quella donna che quando c’è cambia tutto in meglio.

Come si fa? In tre passi. Primo passo: comincia a togliere le parole negative. Quando vi ritrovate in tre a rimettere a posto l’oratorio e il gruppo animatori è formato da venti giovani, smettila di dire: “Ecco ci risiamo, siamo solo in tre!”. Non ti dico di essere ingenuo e di non vedere il problema (che c’è), ma un conto è vedere il problema, un conto è diffondere negatività. È inutile, non chiama altre persone e ti fa lavorare con una tensione negativa.

Secondo passo: aggiungi parole positive. Prova a dire: “Ehi siamo già in tre! Grande… pensa se ero da sola!”. Prova a immaginare l’effetto che fa sugli altri due. Forse all’inizio ti guarderanno un po’ basiti, ma dopo un po’ si respirerà aria migliore e si lavorerà meglio.

Terzo passo: cerca gli altri. L’hai capito, vero? Puoi chiamare gli altri solo adesso, solo dopo aver fatto quel passo in più. Ottobre funziona perché nell’arrivo dei primi freddi regala ancora qualche frutto, qualche sole e un tocco di colore. Se non l’avesse, sarebbe già inverno. Perciò anche tu puoi essere una “calamita per gli altri” se nella fatica del quotidiano (rimettere a posto l’oratorio) hai dei frutti da regalare, un po’ di colore e un po’ di calore.

Per questo non può esistere l’animatore che non salta un incontro con i suoi ragazzi perché “non se la sente”, magari per qualche problema d’amore. Un animatore va lì non sentendosi ma decidendo per i suoi ragazzi. E così si riaccende il motore della passione per quello che fai! Hai mai visto qualcuno che da depresso si è rimesso in sesto chiudendosi ancora di più? No. Esatto. La differenza non possono farla le cose che capitano. Puoi farla tu. Perché se non la fai tu, non solo se le cose vanno male tu non puoi fare niente, ma se anche andassero bene, tu corri il rischio di sprecarle, di perderle. Sei tu a fare la differenza; per questo puoi fare straordinario l’ordinario.

Per questo puoi mettere calore, colore e ancora qualche frutto, quando tutto farebbe pensare ad altro.

Come a ottobre.

Luigi Cotichella

Autore: Lo Spiazzo

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