Fare un articolo dedicato agli animatori che prenda spunto dal mese di dicembre sembra di una facilità pazzesca, perché la simbologia del Natale è fortissima. Tra l’altro, nel mondo fuori dai nostri oratori l’Avvento è decisamente iniziato già da fine ottobre, con decorazioni nei centri commerciali e panettoni anticipati.

Ma è proprio questa facilità di simbologia a farci scoprire che dicembre richiede un po’ più di attenzione, e forse diventa veramente il mese dove fare verità.

Una volta si diceva che c’erano i credenti non praticanti. Oggi è possibilissimo trovare, soprattutto tra molti animatori, praticanti non credenti: gente che s’impegna in modo lodevole, ma che allo stesso modo, in maniera spiazzante, ti ammette di avere molti problemi a credere o addirittura non crede affatto in Dio. Succede un po’ proprio come a Natale, dove tutti i simboli nati per festeggiare il nato più festeggiato del mondo alla fine coprono il tutto e, alla resa dei conti, ci si accorge che il più dimenticato è proprio il festeggiato, ovvero Gesù.

È vero che molti dei simboli che noi continuiamo a usare sono stati presi dalla vita di tutti i giorni: si festeggia il Natale vicino al solstizio d’inverno per ricordare che la luce torna dopo la notte più lunga; si usa l’albero per indicare la presenza sempreverde di Gesù, nato per sempre, che ha cambiato la storia. A questi poi sono stati aggiunti simboli nati proprio per festeggiare il compleanno di Gesù, come il presepe, i dolci tipici nati successivamente, dal panettone al pandoro a tutti i dolci locali.

Tutto questo per suggerire che forse la richiesta di dicembre è di dire qual è il nostro sole, la nostra speranza nei momenti più bui. Si tratta cioè di capire a Natale se veramente nasce Gesù o se nascono una serie di feste, pranzi e cene che riempiono le bilance e svuotano i portafogli.

Non c’è niente di male in tutto questo, ma certo che se una festa non ha il festeggiato, non ha molto senso, e così anche una festa che festeggi qualcun altro.

Allora dicembre ci chiede di fare anche dei resoconti fra mille preparativi, vari addobbi, corse per regali all’ultimo minuto, di chiedersi ancora una volta chi è Gesù per me e dove sono io alla Sua festa. Se Gesù ha piacere che ci scambiamo regali in nome della nostra amicizia con Lui, certo Gli farebbe ancor più piacere sapere che a Natale gli animatori che riempiono le Sue parrocchie e oratori si ricordassero di lui. Sappiamo bene che i regali che più gradisce sono amare gli altri come se stessi e aiutare tutti i poveri, svantaggiati, coloro che hanno più bisogno come se stessimo aiutando Lui.

Forse allora in questo mese di verità scopriremo che non siamo poi così lontani da quel Gesù che da circa duemila anni con il Suo Natale ci ha regalato, oltre che la festa, l’idea meravigliosa che se Dio è in un bambino, nato in condizioni di difficoltà e perseguitato sin dall’inizio, allora Dio è ovunque e allora noi ovunque possiamo trovare Dio.

Gigi Cotichella

Autore: Lo Spiazzo

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