Animatori, tornate in oratorio!

Non solo perché l’estate si avvicina, non perché Pasqua si avvicina, non perché inizia a fare un po’ meno freddo, non perché c’è carnevale e in cortile ci sono i coriandoli da spazzare. Anche.

E poi, se è il gioco il primo mestiere dell’animatore, allora è il carnevale ad essere l’apoteosi della sua attività. Il carnevale è un termine latino «carnem-levarem», e coincide proprio con la Quaresima cristiana, in cui è preferibile non mangiare carne, in preparazione della Pasqua.

Ma fino a Carnevale lo si può fare, si può giocare, ci si può fingere ciò che non si è, si può entrare in quel cerchio magico in cui «ogni scherzo vale». Carnevale è un giorno a sé, proprio perché atipico e sovversivo, ma per i più piccoli è la quotidianità: ogni volta che un bambino gioca entra in un mondo fantastico nel quale (quasi) tutto è possibile.

Uno dei laboratori più di moda nei centri giovanili e oratori è poi il «trucca-bimbi». Lo avete già provato? Servono davvero pochi strumenti eppure la sua valenza simbolica è enorme: è infatti il travestimento a permettere di passare nel mondo-altro.

E poi, da tradizione in epoca medievale, il carnevale serviva proprio per scacciare via gli spiriti maligni: il travestimento è sì un gioco, ma al contempo una presa di ruolo, un gesto simbolico e di gruppo. Non ci si traveste e ci si lancia i coriandoli da soli.

Nell’augurio di un buon inizio di Quaresima, buon carnevale!

Federico Biggio

Autore: Lo Spiazzo

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