La solidarietà dell’associazionismo sportivo

Il 20 dicembre è la Giornata Internazionale della Solidarietà. Istituita dall’ONU nel 2005, è nata per “celebrare la nostra unità nella diversità” e “sensibilizzare le persone sull’importanza della solidarietà”.

Anche se molti dei punti evidenziati dall’ONU riguardano la politica e l’economia, il tema non è assente dal campo dello sport. Pensiamo per esempio all’Associazione Nazionale Italiana Cantanti, che da anni organizza le Partite del Cuore per sostenere progetti di solidarietà “impegnando” l’immagine degli artisti e sportivi che vi partecipano. Impegnare nel senso di dare in pegno, a garanzia di un debito (e si sa che in pegno non si danno le sciocchezze ma beni preziosi); si dà in pegno la celebrità per garantire che i fondi raccolti andranno davvero a sostenere chi ne ha bisogno. Ma impegnare anche nel senso di essersi presi un impegno, di essersi vincolati a qualcosa con un legame più profondo, che poggia su dei valori. E chiaramente, impegnare nel senso di dedicarsi anima e corpo (letteralmente!) a raggiungere un obiettivo.

Lo sport conosce bene l’impegno fisico, ma anche mentale e emotivo, che richiedere dedicarsi alla crescita propria e di una squadra, dell’atleta come dell’allenatore. Ma è anche un vincolo, perché lo sport richiede costanza e sì, impegno a lungo termine; se si va a giocare una volta al mese con gli amici non si fa sport, ma se si vuole sostenere la propria squadra bisogna esserci.

L’associazione sportiva contribuisce alla vita sociale della comunità in cui risiede, ma al tempo stesso può sentirsi lontana dai grandi temi. Viene da dire, è facile cambiare le cose quando si è famosi e si possono organizzare grandi eventi per raccogliere fondi, ma nel piccolo non possiamo cambiare niente. Eppure la solidarietà è un valore fondamentale per lo sport e la dichiarazione dell’ONU ce lo dimostra. Siamo tutti diversi, scrive l’ONU, e vogliamo rispettare questa diversità, ma è pur vero che abbiamo qualcosa in comune per cui lottare, dei valori e degli obiettivi, e per questo possiamo unire le forze.

E questo, già nel piccolo, lo fanno le tante associazioni che coinvolgono i figli di immigrati di seconda o terza generazione (e arrivano anche a battersi per farli riconoscere come italiani), che organizzano eventi per far incontrare le famiglie, che comunicano e costruiscono relazioni con altri enti del territorio che, come loro, vogliono far crescere questa comunità. Lo fanno gli allenatori, che ogni giorno dimostrano che sono proprio le diversità, le forze e i talenti di ciascuno, che combinati assieme fanno una squadra forte; lo fanno i volontari di queste associazioni, che credono nel valore dello sport e per questo danno in pegno il loro tempo e le loro energie.

Ogni associazione troverà il suo modo di impegnarsi, di dare un pegno, ma di lasciare anche un segno. D’altronde pegno è legato a pingĕre, “dipingere”, forse perché un tempo si dipingeva un segno a memoria dell’impegno preso.

E noi, che segno “dipingiamo” nella comunità?

Autore: Bianca Bressy

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