L’anno di catechesi sta volgendo al termine e sta arrivando il momento in cui è necessario tirare le somme per capire come è andato l’anno, come sono stati i ragazzi, quali sono stati i cambiamenti, quali sono stati i miglioramenti raggiunti e quali sono le cose da modificare e da cambiare in previsione dell’anno successivo.

Come posso impostare una verifica? Su cosa e chi verifico?

Ecco una storiella utile a comprendere cosa significa e come si può impostare una verifica.

Un giorno un viandante si avvicinò a Socrate e gli chiese quanto distasse Atene e questi gli rispose: «Cammina». Il ragazzo ritentò:  «Sì, ma quanto dista da qui?». L’uomo rispose: «Cammina». Il ragazzo riprovò ancora: «Ma quanto è lontana?». Socrate replicò: «Cammina». Il viandante perse la pazienza e si allontanò. Dopo che ebbe fatto qualche passo, Socrate gli urlò: «Un giorno!». Il ragazzo si voltò sorpreso ed esclamò: «Ma non potevi dirmelo prima?!». E Socrate rispose: «E che ne sapevo di come camminavi?».

Questa storiella ci aiuta a capire che, per verificare e per valutare come è andato l’anno di catechesi, è necessario tener conto del punto in cui si sarebbe voluti arrivare (Atene), ma anche del punto di partenza e delle condizioni in cui si è partiti (caratteristiche del ragazzo, stile della camminata).

Nella pratica siamo portati ad analizzare i risultati concreti: «Ha imparato a dire le preghiere», «Ha partecipato a tutti gli incontri di catechesi», «Non riesce a rispettare gli altri», «Non sa niente della storia della Bibbia».

Ma all’inizio dell’anno erano stati stabiliti gli obiettivi da raggiungere?

Si era deciso di “andare ad Atene”?

Se non ci si dà degli obiettivi, infatti, in base a che cosa si potrà valutare l’andamento dell’anno? Si valuterà tutto solo in base alle presenze e alle assenze? O si sceglierà di seguire la scia delle emozioni del momento? Pensate, per esempio, ai tre anni di predicazione di Gesù. Se dovessimo valutarli sulla base delle emozioni che i presenti hanno provato e hanno percepito durante l’ultima cena, probabilmente verrebbe da pensare che è stato un disastro!

Se non si fa questo passaggio, si rischia di guardare in maniera errata ai risultati. Per questo prima di impostare una verifica di fine anno è necessario ripensare a come si era deciso di impostare il lavoro all’inizio, quali argomenti si era scelto di trattare, quali obiettivi si voleva raggiungere. Solo allora sarà possibile ripercorrere come si è evoluto il percorso durante l’anno, evitando di valutare solo l’andamento dell’ultimo mese.

Per fare tutto in maniera ottimale il catechista può annotare su un diario tutto ciò che succede durante l’anno e che in qualche modo riguardi i ragazzi. È utile riportare i nomi dei ragazzi, le loro presenze, la loro storia e le loro caratteristiche, gli obiettivi dell’anno, il contenuto dei vari incontri e l’andamento dei ragazzi e del gruppo.

In questo modo si potranno verificare gli obiettivi, tenendo conto anche delle caratteristiche dei ragazzi, del gruppo e del contesto in generale.

Per svolgere in modo ottimale una verifica è quindi importante tenere presente gli obiettivi, ma anche le capacità e le possibilità dei singoli e del gruppo.

Inoltre, nella fase di verifica, è importante coinvolgere anche i bambini e i ragazzi scegliendo la modalità di verifica più adatta alla loro età e al contesto generale.

Con i più piccoli potete usare, per esempio la tecnica grafica chiedendo loro di disegnare i momenti più importanti e più belli dell’anno e quelli che sono stati meno positivi. Con i più grandi invece potete fare una verifica scritta più strutturata usando, per esempio, la tecnica del brainstorming. Potete impostare la verifica sulla base del metodo che ritenete più utile e con cui vi sentite più sicuri. Tutto questo renderà la vostra verifica più vera e sicuramente più utile in vista di una futura riprogrammazione.

Paola Nalotto

Autore: Lo Spiazzo

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